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L'unica cosa che non va, nella razza umana, è la maledetta razza umana. Mark Twain

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mercoledì, 21 novembre 2007

Orpheus - dies V


Sto spesso seduto
Col cuore asciutto
Nel lago delle mie lacrime:
L'Amore mi ha mostrato
Dal mio ritiro
Sia la terra che il mare.

Rahman Baba



Poca voglia di fare il soldato





..
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A:

Si sbaracca.
O almeno, questa è la minaccia.
Il 27 febbraio Admir accompagnava un giornalista italiano presso un villaggio per fare un'intervista, pare, a un capo talebano che aveva accettato l'incontro. Un commando di 4 Subaru è piombato sul loro convoglio formato da una vecchia Dahiatsu e una Jeep equipaggiata di mitragliatore inceppato, con 4 morti di fame a bordo come scorta, che se la sono data a gambe appena vista la mala parata.
Hanno preso i tre occupanti, il giornalista, Admir e l'autista, e se li sono portati via.
Con l'autista sono stati clementi.
Lo hanno fatto inginocchiare e gli hanno sparato un colpo alla nuca il giorno dopo, riprendendo il tutto con la pratica Sony dell'aspirante premio Pulitzer il quale, osservata tutta la scena nonostante la benda (fattagli volutamente indossare larga), ha repentinamente bagnato i calzoni e poscia, ben inquadrato ( il beduino ha capito subito come usare il gingillo), ha cominciato a pregare S. Gennaro nella forma del nostro amato Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana:
"Così...così...così..." Subito dopo gli hanno fatto reintegrare i liquidi perduti.
Sono stati clementi, è indubbio: affettare una testa partendo dalla parte anteriore del collo vuol dire dare tutto il tempo al malcapitato di rendersi conto di quello che gli sta succedendo. Lingua di fuori, leggermente macchiata di sangue, lo sguardo bloccato in un'espressione di orrrore misto a stupore. Il rantolo sinistro, innaturale, un gorgoglìo fesso; dice, il decollato, stordito anche dalle urla di preghiera dei carnefici: ma come...io sono all'aria aperta, respiro...perchè soffoco?
Rifiuto del destino, ultima spes. La morte è tragica, la vita non è comica.
Con lui non l'hanno fatto.
Compassionevoli.
Servono soldi, evidentemente.
Fatto sta che comunque, nemmeno un'ora dopo, il video era su 14 siti islamici diversi, ed ha fatto il giro del mondo prima che questi ultimi venissero chiusi, ad eccezione di Youtube. Ma Youtube non viene considerato sito terrorista, naturalmente.
I semafori qui non funzioneranno, ma gli internet point sono efficientissimi.
Gli internet point e i servizi umanitari, gli ospedali. C'è chi ci mangia, e ci mangia benissimo. Non potrebbe essere altrimenti.
Luigino, il capo, l'ideatore e mentore, è un futuro premio Nobel, un uomo intelligentissimo, sensibilissimo e coraggiosissimo, però è soprattutto un uomo.
Spesso le luci dei riflettori, il peso delle responsabilità agli occhi del mondo, ti fanno
leggerissimamente  perdere il lume della ragione.
Qui non è solo il luogo benedetto e neutrale dove segare ossa, ricucire voragini, seccare piaghe e impacchettare morti; è anche il posto dove stringere patti, chiedere riscatti, comunicare con gli infedeli. Qui dentro gli americani non entrano, o almeno non entrano armati. Qui dentro i difensori del mondo siamo noi, e scegliamo noi chi ci deve aiutare a compiere la missione per conto di Dio, Allah, Buddha o di chi ne fa le veci.
E qui dove tu sei salva, perla di quest'oceano di sabbia, è qui dove tu hai salvato me. E' qui dove siamo stati visti insieme, e da qui tu non uscirai, perchè altrimenti non saresti più mia, ma preda della ferocia umana più bieca ed ipocrita.
Io lo so, io lo so bene.
Noi da qui non ci muoveremo. Lo so io il perchè.
Le palle di Luigino hanno cominciato a girare allorquando il giornalista è stato liberato, ma non l'interprete, che putacaso era il nostro interprete,
il nostro addetto ai rapporti con la popolazione, il nostro addetto ai rapporti con i capi, quelli che hanno 27 satelliti puntati addosso 24 ore su 24 e spiati anche quando russano, casomai russassero qualche messaggio cifrato. Ma guarda caso, nonostante ciò, niente viene mai addebitato loro, in caso di fuochi d'artificio nei paraggi.
E' cominciata a circolare quindi l'ipotesi che Admir non fosse stato liberato, non tanto per un surplus di riscatto, profumatamente versato per la libertà del reporter, pareva brutto lasciarlo scannare, bensì perchè fosse uno dei loro. Non era in regime di prigionia quindi, ma in regime di comunicazione, di rapporto.
Come è possibile, ci si chiedeva, che le bande ribelli potessero essere sempre informate di movimenti di truppe, di azioni di rastrellamento, di check point installati di corsa in punti strategici, e potersi dare tranquillamente alla macchia e colpire sanguinosamente presso convogli e singoli praticamente indisturbati, nonostante i controlli?
E qui il coupe de teatre di Luigino: Ah, sì? Ci reputate complici, o in qualche modo responsabili? Allora ce ne andiamo.
Luigino, Luigino...non sei forse tu quello che all'inizio della nostra missione non riusciva a trattenere le lacrime?
Non fosti tu colui che mille porte andò a bussare, e in qualche modo qualcuna ne fece aprire?
Che tu fai adesso, Luigino? Per un miserrimo affronto ti scordi l'estremo oltraggio che noi spinse a fare un callo al cuore, e combattere disarmati?
Si fa il callo a tutto, ma a dover ricucire alla men peggio un bambino sbudellato da una scheggia di granata e consegnarlo ai genitori annichiliti fa ancora un certo effetto...come ancora fa un certo effetto riattaccare una gamba al fratellino e vederlo saltellare di nuovo alla meno peggio, felice perchè ancora ignaro del destino che l'ha deriso, incolpevole ma reo, reo di essere salvato da coloro dai quali suo padre non gradisce essere salvato.
Qui si aiuta la gente a continuare a vivere un incubo infinito, quello del quale quasiasi ragione suggerirebbe l'immediata risoluzione, quello che invece un'interminabile matassa di serpentelli attorcigliati a spirale spinge a tirare avanti all'infinito,quando comunque una fine, una qualsiasi fine sarebbe la più onesta delle conclusioni.
Ma anche allo strazio si fa l'abitudine, come a tutte le umane cose.
Tu, invece, non sei umana cosa.
Tu non sei umana, tu non sei cosa, invece, mia rosa. Tu che d'adesso mi osservi e non vedi, credi.
Credi in me?
Ci credi?
Tu che da lungi m'incantasti, invisibile compagna da quand'ero bambino, palese amante disperata, sofferenza dell'animo mio fatta carne ed acqua, tu disseti la mia arsura implacabile.
Tu non uscirai di qui, se non con me, dietro di me, tu davanti a tutto.
Il tempo tu fermi, nel brulicare qui intorno d'anime in subbuglio ed opra.
"Sono un treno nella notte.
Niente fari, niente luci, niente luna, niente stelle.
La mia ultima stazione cade sotto i colpi dell'artiglieria.
Nella tua galleria segreta c'è luce e calore, profumo di vita.
Fammici trovare riparo. Lasciami entrare."
L'ho letta su internet. Certe stronzate spesso aiutano a riflettere, a prendere visione della propria essenza.
Luigino rimugina, riflette sul da farsi, pensa. Me ne vado? Non me ne vado?
Maledetti americani, maledetti principali, datori di lavoro del mondo, nel bene e nel male.
Ricucire ferite o ricucire strappi nella coscienza?
Pensa che può, pensa che non può, pensa che deve, e intanto dubita. Admir è fidato, Admir non è lui, Admir deve tornare.
Ci dev'essere qualcun altro che gioca sporco.

Ha ragione, io lo so.

La talpa non è Admir.
La talpa sono io.



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postato da: Vanhacker alle ore 01:26 | link | commenti (2)
categorie: orpheus, dies v