.Ieri notte ho passeggiato nel bazar delle trecce nere.
Sono andato suggendo come un' ape nel bazar delle trecce nere.
Ieri sera ho passeggiato nel boschetto delle trecce nere.
Sono andato suggendo come un' ape nella voluttà delle granate.
Ho affondato i miei denti nell'oro delle sue orecchie e del suo mento,
ho aspirato il profumo della ghirlanda
al collo della mia regina,
la ghirlanda delle sue trecce nere.
Sono andato suggendo come un' ape nel bazar delle trecce nere.
(anonimo afgano)
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A:
Noi siamo quel che mangiamo.
Ma che cos'è un essere che si nutre di riso e riso?
Chi sono l' uomo, la donna che a stento trovano anche un pò d'acqua lercia, nella sabbia e nel petrolio che ingollano?
Ombre che vedono passare sulla propria, scura e scarna, le ormai principali fonti di ricchezza del pianeta, senza averne accesso alcuno?
Come funziona la peristalsi di questi umani? Che mutazioni avranno subito i loro reni, che specie di supereroi saranno i loro anticorpi...
Una capra tisica e rognosa è fonte d'invidia per queste larve, chi possiede cammelli sta ben lontano da centri abitati: non sopravviverebbe a lungo.
Nel buco del culo del mondo i cani randagi sono più fortunati: cercando cercando, dietro un muro, seminascosta sotto la sabbia, un pò di carne loro alla fine la trovano.
Nel buco del culo del mondo, non avere la matematica certezza di far ritorno a casa, per un pugnetto di zenzero, è l'unica certezza matematica.
... _ _ _ ...
Tu non mi vedi mentre ti guardo.
Sei qui, e per la prima volta posso osservarti nella tua interezza, nella tua sinuosità, e non a pezzetti attraverso un buco di una tenda lurida, grossolana e lacera.
Potrei perfino parlarti senza intermediazione di un uomo o un bambino, non succederebbe nulla.
Non sai che sono qui, appoggiato allo stipite, che ti studio come al microscopio.
Hai la fierezza delle tue origini di regina del deserto.
Potresti giacere sguaiata, chè l'asfittico ventilatore a soffitto non ha manco lui più la forza di reagire.
Potresti grattarti, sbuffare, russare...niente.
Sei donna.
Una donna vera, di quelle che solo a me paron donne, posando le belle membra in scure calde e amare acque.
Una donna vera sotto la mia premurosa campana di vetro soffiato, così fragile, così pulita e trasparente.
Io te la lucido tutti i giorni.
Quel talebano rognoso di tuo marito a suo modo deve volerti proprio bene: ti ha lasciato da sola qui e mi ha addirittura pregato di salvarti.
Ha pregato me, un infedele maschio e senza barba.
Inutile preghiera, non hai quasi nulla, ma io di certo non glielo dirò prima di un par di mesi.
Per una volta dovresti ringraziare la disperata maleducazione di chi non sa cos'è una fila: della donna che ti si è gettata davanti per rubarti l'ultimo fetido sacchetto di polverina giallognola, pochi attimi prima dell'esplosione, stanno ancora cercando qualche filaccioso pezzetto da comporre in un sacco.
Qualche scheggia, qualche graffio, qualche contusione e il vizio di tenere sempre gli occhi ben aperti su quello che accade ti sono costati queste settimane di temporanea cecità.
Meglio. Non saresti qui, altrimenti.
Quel talebano rognoso di tuo marito, controllato dagli americani, controllato dagli inglesi, controllato dagli italiani, controllato da tutta l' Isaf insomma, non ti fa mancare nulla: è lui l'autoctono che maneggia gli aiuti umanitari e unge gli ingranaggi.
E' lui che spartisce, e chi sparte ave la meglia parte, si dice a Bozen.
Vero.
Si dice anche qui, nel buco del culo del mondo.
Incita i suoi morti di fame alla jihad e si becca, unitamente al capotribù e relatives, le migliori scatolette, persino i migliori medicinali, che nemmeno a noi, all'ospedale, giungono.
A loro, ululanti di riconoscenza e rabbia coranica, lascia le coperte bisunte e gli scarponi da sci sfondati.
Come sarà il brodo di scarponi da sci?
Quando se n'è andato mi osservava eccitato il pomo d'Adamo, massaggiando il suo chura, il suo pugnale: mi ha puntato.
In qualche modo mi farà pagare il troppo onore, e sento già qualche difficoltà alla deglutizione.
Vattene, rognoso talebano.
Porta i tuoi parassiti lontano dal nascosto Eden, dall'oasi che mi sono scavato con lei.
Lei è troppo, troppa, per un pidocchio solo. Hai consumato il prezzo del biglietto, lo spettacolo è finito.
Scompari e non farti più rivedere.
Tu, invece...
Tu.
Tu.
Tu.
Per la mia gioia, impagabile, potresti pagare con la morte.