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La Satira dell'Arte

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L'unica cosa che non va, nella razza umana, è la maledetta razza umana. Mark Twain

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mercoledì, 30 luglio 2008

Le Golose

 
Dice...vado llì pe ffà er provino da viggéj.
 
Canto, ballo, ammicco, mòvo er culo...me guadambio la pagnotta faticanno come un mulo, butto l'occhio ar commissario danno a intende: ..ce se vede....
Ma sto bufalo impunito che me dice a primo acchito co na faccia de na trota?
"Bella bè....me fai la ròta?"
Io, che ho fatto tutti i corsi, dar Tufello ar Kamasutra, tutt'a un tratto sò rimasta scorreggiata e sprovveduta, ma nun me sò perza de coraggio. Je sò detta, viè de là, famo er ballo der Qua Quà.
L'ho acchiappato, rivoltato, l'ho ridotto a un pesce lesso, che de certo er poverello me ricorda ancora adesso...
Dice bene la mammà: val la pena che c'insisto con questa mia fijia qua, che fra un anno fa er Ministro...
...alle Opportunità...
'un me frega se sò Pari, a me basta che io vinco...dappertutto ce sta n'òmo, dappertutto ce sta 'n rinco...
E sapete poi fra l'antro, perchè sò fra le più astute?
'un gli ho fatto manco vede, che mi erano venute...


Le golose
Caricato da Vanhacker
lunedì, 07 aprile 2008

Ultime da monnezzopoli




 

Abbandonata,

lasciata e dimenticata,

era solo ieri e mi stringevi,

lanciavi e spostavi qua e là…

Ora più non ti servo,

e che strano posto qui,

tanti colori e oggetti strani,

e con un odore acre e intenso..

Ti ricordi quando giocavamo,

inventavamo storie immaginarie,

e insieme ci divertivamo,

ora invece sono solo rifiuto.

E in questo grande cestino,

ai bordi di questa grande strada,

un senso di solitudine mi circonda,

e che svanisce al rumore di un clacson....

 

Federica Palomba

lunedì, 07 gennaio 2008

Le 4 giornate di Napoli




Con il nome di Quattro giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) si indica comunemente un episodio storico di insurrezione avvenuto nel corso della Seconda guerra mondiale, tramite il quale la popolazione riuscì a liberare la città di Napoli dall'occupazione delle forze armate tedesche.

L'avvenimento, che valse alla città di Napoli il conferimento della Medaglia d'Oro al Valor Militare, consentì alle forze alleate anglo-americane di trovare al loro arrivo, il 1 ottobre 1943, una città già evacuata dall'occupante nazista, da cui era praticamente riuscita a liberarsi grazie all'eroismo e al coraggio dei suoi abitanti, ormai esasperati ed allo stremo per i lunghi anni di guerra. Napoli fu la prima, tra le grandi città italiane, ad insorgere contro l'occupazione nazista. In pratica" il cocco munnato e bbuono".

Che si inizi ancora una volta da qui?

Qui il video non censurato da Repubblica, quotidiano dimostratosi spelonca di leccaculi al pari de Il Giornale e Libero.

Osservatelo attentamente, prima che venga fatto "sparire", per capire chi realmente siano i "camorristi" che si oppongono al tranquillo svolgimento del "bene pubblico".

PS
Marescià...quando fate una pausa dal "controllo", o' ccafè è sempre cavero dint' 'a machinetta....


domenica, 23 dicembre 2007

La Domenica del villaggio


Somewhere
Caricato da Vanhacker
  


   La donzelletta vien dal lungomare
consumato il Crodino
in tacchi e interdentale; e reca in mano
una falsa Vuitton ed il telefonino
onde, siccome vuole, trombare ella s'appresta
stasera, richiam di foresta, il cafardo a lei più affine.
Siede, fra le cretine
in su la Smart a filar la pollastrella,
di contro là dove ha galletti intorno;
e sculettando impreca il contrattempo,
quando li Gucci suoi ladro scippava,
ed augurandogli la legionella
suole coprir di fard tutti i suoi nei
scrutando sè allo specchietto ancor più bella.
Già del suo crin fu bruna,
men pien fu il suo seno, chè da settembre
rifece naso e tette,
ed abbronzò la pelle color luna.
Or la squillo fa un segno
con il rossetto al beta-carotene;
e con quei gesti lesti
alla Parietti Alba si riporta.
 
   I fanciulli impennando
investon l'anzianotta:
sulle strisce giacendo
visse le sue ultim'ore;
e intanto siede alla sua sporca mensa,
ruttando, il spacciatore
e seco pensa all' or della sua dose.
 
   Poi quando d'intorno è accesa ovunque brace,
che l'arrosto piace,
vedi il guardon spiar, che si fa sega
sulla fanciul, che sveglia
fiutata l'occasion d' una quaterna
si offre, e s'adopra
a lavorarci sopra per mill' euro in fino all' alba.
 
   Questo di sette è il più sfigato giorno
pien di lassezza e di foia:
diman lestezza e gioia
recheran frutto in per la truffa amata
ed a ciascuno in tasca infin farà ritorno.
 
   Cafoncello schifoso
cotesta tua merdosa vita
è il segno d' un tempo di bassezza pieno,
ove chi perde il già disposto treno
vedrà sfuggirsi tutto dalle dita.
Odi, fanciullo mio: oggi hai la chiave
per ben vuotar la testa.
Altro dirti non so; che il capintesta
un giorno possa non murarti in trave.


 
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Quest' opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.

sabato, 03 novembre 2007

Jesce sole


Jesce sole
Caricato da Vanhacker

 







E' il primo frammento di canzone napoletana pervenutoci, databile intorno al 1200. Completato nei versi, fu pubblicato da Cottrau nella seconda metà dell' 800, in una trascrizione musicale di L. Fischetti. E' stato inserito dal maestro Roberto De Simone in apertura della "Gatta Cenerentola".
Jesce sole, jesce sole
nun te fa' cchiù suspirà!
Siente mai ca le ffigliuole
hanno tanto da prià.

Da "Gomorra" di Roberto Saviano

 A Napoli ormai si scarica quasi esclusivamente merce proveniente dalla Cina, 1.600.000 tonnellate. Quella registrata. Almeno un altro milione passa senza lasciare traccia. Nel solo porto di Napoli, secondo l'Agenzia delle Dogane, il 60 per cento della merce sfugge al controllo della dogana, il 20 per cento delle bollette non viene controllato e vi sono cinquantamila contraffazioni: il 99 per cento è di provenienza cinese e si calcolano duecento milioni di euro di tasse evase a semestre. I container che devono scomparire prima di essere ispezionati si trovano nelle prime file. Ogni container è regolarmente numerato, ma ce ne sono molti con la stessa identica numerazione. Così un container ispezionato battezza tutti i suoi omonimi illegali. Quello che il lunedì si scarica, il giovedì può vendersi a Modena o Genova o finire nelle vetrine di Bonn e Monaco. Molta parte della merce che viene immessa nel mercato italiano avrebbe dovuto fare soltanto transito, ma le magie delle dogane permettono che il transito poi diventi fermo. La grammatica delle merci ha una sintassi per i documenti e un'altra per il commercio. Nell'aprile 2005, in quattro operazioni, scattate quasi per caso, a poca distanza le une dalle altre, il Servizio di Vigilanza Antifrode della Dogana aveva sequestrato ventiquattromila jeans destinati al mercato francese; cinquantunomila oggetti provenienti dal Bangladesh con il marchio made in Italy; e circa quattrocentocinquantamila personaggi, pupazzi, barbie, spiderman; più altri qua-rantaseimila giocattoli di plastica per un valore complessivo di circa trentasei milioni di euro. Una fettina d'economia, in una manciata di ore stava passando per il porto di Napoli. E dal porto al mondo. Non c'è ora o minuto in cui questo non accada. E le fettine di economia divengono lacerti, e poi quarti e interi manzi di commercio.
 
 Il porto è staccato dalla città. Un'appendice infetta mai degenerata in peritonite, sempre conservata nell'addome della costa. Ci sono parti desertiche rinchiuse tra l'acqua e la terra, ma che sembrano non appartenere né al mare né alla terra. Un anfibio di terra, una metamorfosi marina. Terriccio e spazzatura, anni di rimasugli portati a riva dalle maree hanno creato una nuova formazione. Le navi scaricano le loro latrine, puliscono stive lasciando colare la schiuma gialla in acqua, i motoscafi e i panfili spurgano motori e rassettano raccogliendo tutto nella pattumiera marina. E rutto si raccoglie sulla costa, prima come massa molliccia e poi crosta dura. Il sole accende il miraggio di mostrare un mare fatto d'acqua. In realtà la superficie del golfo somiglia alla lucentezza dei sacchetti della spazzatura. Quelli neri. E piuttosto che d'acqua, il mare del golfo sembra un'enorme vasca di percolò.

 

 

 

 

 

sabato, 11 agosto 2007

La Parabola del Fico e dell'Uva

(o del far valere i propri diritti - sul corretto uso dell'ablativo assoluto)
Maggio 2004 e.b.


De tutela phocae
Caricato da Vanhacker


Calma e silenzio nell'orto, rotto soltanto dallo stormir di fronde, dal melodioso canto del gufo e la civetta, ritornata al suo nido,
ingozza i pulcini di passerotti implumi.
Svolazzano le falene fra le faville del caldo rogo, e si bruciano le alucce.
Non tutte: le restanti son fiero pasto del vorace pipistrello.
 
 
-"Rabbi, rabbi, ti prego, insegnaci!"

-"Vi era un tempo, in un luogo baciato dal sole e benedetto dall'acqua, un rigoglioso vigneto.
Le Uve erano splendide ed abbondanti, e v'era adeguato prodotto e generoso ricambio.
Ma...c'era un ma.
Il verde giardino era occluso dalle acque, dai monti e da un cancello, ed a guardia del portale vi era un Fico: il Gran Guardiano Berluscus.
Egli, nonostante il nome e il titolo onorifico, era aliquantulum basso di statura e soprattutto d'intenti, piuttosto monomaniaco e poco incline ai rapporti interpersonali, ai contraddittori, se non per il comandare a bacchetta o il far bisboccia cantando "O' Sole mio" in preda ad evidente coma etilico.

Alcune delle Uve erano lì da parecchi, forse troppi anni, ed erano deputate a far da soppalco e compagnia per le più giovani, nonchè da inerme bersaglio per  parassiti e vespe.
Esse erano sinceramente stanche di quest'andazzo, e decisero infine di mandare il loro decano, l'Uva Epifània, presso l'ipertricotico cerbero per ottenere una sospirata libertà:

-"Nobile Fico," disse Epifània "Vengo qui al tuo cospetto per chiederti il permesso, a nome mio e dei miei compagni anziani, di poterci ritirare nella nostra Terra Promessa a riposare ed abbandonare questo ormai gravosissimo intento. Hai a disposizione validi rincalzi ed ancora inattive maestranze per produrre, tutte ben instradati da noi e desiderose di mettersi alfin all'opra; esse ti soddisferanno maggiormente, poiché i loro pàmpini (dico pàmpini) appaion freschi e i loro frutti dolci e turgidi.
Siamo qui da sessantacinque lunghi anni, e chiediamo a te di morire con dignità.
Deh, discostati, e lascia che la vita di tutti abbia il suo giusto corso."


-"Nemmeno per sogno!" esclamò il Fico "Se non rimarrete almeno per altri cinque anni non potrò assicurare giusta quantità di verderame, e chi vi narra il contrario non rende un servizio giusto alla Causa Comune, e le vespe, e la grandine, e il vento avranno il sopravvento! Ristàte dunque, almen un altro lustro, e  assicurerò a voi una degna sepoltura, di cui avete probabilmente, ma non necessariamente, diritto"

-"Eppure la maggior parte di noi, lusingata dalle tue facili ed innumerevoli promesse, ha avallato ogni tuo comportamento, ha sopportato ogni tuo capriccio, ha ascoltato le tue obiettivamente patetiche esibizioni con malcelato spirito di rassegnazione.... non trovi dunque che sia nostro ulteriore diritto avere anche un pò di riposo, prima del loculo, saggio Fico?" rispose l'Uva, innervositasi visibilmente. "Io e i miei compagni reputiamo certamente di sì, e se non ti sposterai incroceremo gli acini indi, cascasse la vigna, passeremo. Con le buone o con le cattive..."

E così fecero.

Tutti, ma proprio tutti i frutti, smisero di germogliare, di crescere, di maturare.
Ognuno tenne gelosamente per sè la propria esigua parte d' acqua, non lasciandone nemmanco una goccia al carceriere il quale, dopo qualche giorno, spinto dalla sete impellente e dalle sempre più esangui casse cominciò a sbottare e minacciare:

"Lurida melma rossagna, rea di milioni e milioni di defunzioni e scabroso comportamento sociale, avulso dalle più elementari regole del bon ton!
 Ordinerò ai miei scherani di far di voi alcool denaturato!"

Niente. Tutti zitti e fermi.

"Avete già dimenticato la fine che il fece la banana Santorina?
Molte altre teste cadranno ancora.....maledetti!"

Nulla. La vigna andava in malora.

"Morirai per questo, Epifànio, acino pestilenziale e mancino!"

Niente. Fu l'ultimo insulto.
 
Il sole d' Ottobre, ancora caldo e vivo, lo assalì: a poco a poco, nonostante il Fico provasse ogni ispecie di stratagemma per mantenersi turgido e succoso, ogni ordine di camuffo per apparir fresco e riposato come nel giorno della Prima Comunione, lo ridusse in una pezza da piedi, in un tizzone rattrappito.

Berluscus, sconfitto, fu costretto a cedere e a ricoverarsi d'urgenza in una clinica nordafricana, ove era febbrilmente atteso perchè già preceduto, alcuni anni prima, da un suo lontano parente.

La via era ora libera: gli anziani potettero quindi recarsi in lieto corteo, al canto di "Lambrusco Rosso",  nella sospirata terra dell'Uva Fragolina, a riposar le stanche membra...
...Io avrei finito"

Silenzio nell'orto.

Un acuto fanciullo, dalle braccia della madre:

-"Ma...che cazzo d' insegnamento ci hai dato, Maestro?"

-"E' facile, pargolo...apprendi....la morale della fabula è: Fico secco, Uva passa."

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mercoledì, 11 luglio 2007

Città d'Arte: Narni


Giobbe - Rassegna stampa 1
Caricato da Vanhacker





E' arroccata su un colle che si affaccia sulla stretta e suggestiva gola del fiume Nera, dominata dalla Rocca dell'Albornoz che svetta superba su un nucleo di chiara impronta medievale. Il borgo è ricco di testimonianze storiche ed artistiche di grande rilievo.

Lo stemma della Città di Narni è costituito da uno scudo azzurro coronato a cui è sovrapposto un Grifone rosso. 
Una leggenda narnese vuole che, in epoca medievale, nel territorio tra Narni e Perugia ci fosse un Grifone, contro il quale le due città si erano coalizzate per abbatterlo, e come trofeo Perugia si tenne la pelle del Grifone (bianca) e Narni le interiora (rosse). Per questo il Grifone di Perugia è bianco e quello di Narni è rosso.

Le prime notizie di Nequinum (questo il suo nome originario) risalgono al 600 a.C. Nel 299 a.C. fu colonia romana col nome di Narnia. Nel 90 a.C. diviene Municipium. Nel 368 vi si insedia il primo Vescovo cristiano, S.Giovenale, divenuto Patrono della città.
















Nell'XI sec. Narni diviene potente Comune. Fioriscono le Arti ed i Mestieri. Tra il Medioevo ed il Rinascimento operano a Narni artisti come il Rossellino, il Ghirlandaio, Benozzo Gozzoli, il Vecchietta, A. Romano e lo Spagna. Nel 1527 subisce il Sacco dei Lanzichenecchi e molti edifici sono distrutti. Viene poi ricostruita nel XVI secolo ritornando al suo antico splendore. Narni ha dato i natali a uomini illustri, tra cui: l'imperatore Cocceio Nerva, S. Cassio, il condottiero Erasmo il Gattamelata, Galeotto Marzio, la Beata Lucia, Berardo Eroli ed altri.



Il fascino  e la bellezza di Narni hanno ammaliato anche lo scrittore Lewis che si è ispirato ai meravigliosi paesaggi e alle medioevali strutture della città per creare una favola avvincente : " LE CRONACHE DI NARNIA".




Al libro si è ispirato il film prodotto dalla Disney con la regia di Andrew Adomson, dove è possibile riconoscere i paesaggi naturalistici che caratterizzano la città così come vedere la somiglianza tra la dimora della perfida strega di Narnia  e i diversi castelli che sorgono sulle colline narnesi: un mondo magico, popolato da animali e piante parlanti, centauri, fate, elfi e gnomi.    



.

 

When do you think Congress should begin to address our climate crisis? How about now? Will you help us make it happen?

Take Action!

Aiutiamo un bambino: leggete qui

 

 

venerdì, 22 giugno 2007

Luce


Lascia ch'io pianga...
Caricato da Vanhacker

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di Rita Pani
Presentazione dell'autrice e informazioni d'acquisto qui
 
Luce è una donna, ma potrebbe essere tranquillamente anche un uomo.
Luce è donna perchè ha tutti i pregi e soprattutto i difetti propri della donna, ovvero quelli corrispondenti al detto: non esiste la donna coerente e virtuosa, ma solo quella non sufficientemente tentata.
Luce è però tragicamente asessuata in un fatto: è un' idealista.
Quando la donna è idealista si rischiano molte vite, oltre a quella del tenutario del difetto in questione.
Nella postfazione al romanzo, stilata da Pino Scaccia e a mio modo d' intendere, un tantinello qualunquista, si legge:
"Esistono addirittura i buoni con la passione, come Luce: sono l'ultimo patrimonio per salvare il mondo. E se mollano loro siamo fritti."
In realtà, secondo il mio modestissimo avviso, i buoni come Luce non mollano mai: casomai allentano.
E perchè non mollano? Perchè sanno benissimo che siamo fritti, comunque.
Il fritto misto all'italiana, di questi tempi, è piatto da alta cucina internazionale, appetito da tutti, tranne che dall'italica gens, dalla plebe sempre in bilico fra l'olio bollente e la fiamma azzurra che dovrebbe darti una mano ma, manovrata com'è da cert'altra casta deputata, per privilegio atavico o acquisito mediante manifesto aggiotaggio aut mercimonio, a manovrare la manopola del gas, sta perennemente
anche a dieta forzata, oltre che con il pepe in culo (inteso come piuttosto fastidiosa e invalidante affezione da trattare spesso urgentemente con la Preparazione H delle facili clientele).
 
Il romanzo fluisce godibile e comodo su più livelli.
Comodo perchè nulla è lasciato alla mera immaginazione del lettore, che comunque può infiocchettare di suo.
Si leggono colori, sapori, odori e sentimenti di ogni accadimento, fino al poco immaginabile finale che non vi svelo manco se mi pagate: compratevi il libro, aiutate i giovani autori, che ci sono eccome, e languono pressati da panzoni gonfi come otri di marchettari del calibro di Vespa, Pansa e Moccia: al loro cospetto
i fratelli Vanzina sono da premio Oscar.
 
Un unico appunto mi viene da rivolgerti, Rita.
Sappiamo tutto di Luce: quello che sente, assorbe, emette, piange, esulta, indossa, magna e beve, ma...
...come diamine si chiama il suo cane???




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postato da: Vanhacker alle ore 22:01 | link | commenti
categorie: ambiente, luce, grandi artisti, viva l italia
venerdì, 30 marzo 2007

Meravigliosa Creatura.

 

 

 

 


Online Videos by Veoh.com

 

Questo grazioso animaletto che vedete è il più piccolo primate mai esistito.
La Berluccia (Bisluscus Bettynii Rosicans) si pensava fosse estinta dall'ultimo ventennio dell'Arcoriano.
E' un mammifero prettamente vegetariano: infatti ne è stato ultimamente avvistato un esemplare (quello qui fotografato, probabilmente, finalmente, l'ultimo della sua specie) nei boschi di pioppo della bassa padana, ove è considerato un pericoloso parassita anche dalle popolazioni indigene; la credenza è avvalorata dal fatto che in questo periodo l'essere è uso masticare diversi quintali di suddetta pianta, utile per i suoi complicati processi digestivi.
Non lasciatevi ingannare dall'aspetto tenero e indifeso: la bestia è pericolosa e non è affatto un cucciolo, nonostante la bassissima statura.
Questo esemplare ha più di settant'anni: ha quindi vissuto ben oltre le possibilità della sua specie.
                                                                                        
L'Orango del riporto (Rhesus Schifosus Petantis) è una proscimmia molto docile e arrendevole; è facilmente addomesticabile e giocherellona, e si affeziona oltre modo al suo padrone, tanto da
assurgerlo al ruolo di semidio personale, con potere di vita e di morte verso la sua scarsamente nobile esistenza.
Attenzione però: se vi dimostrate ostili al suo signore, vi subisserà di urli e squittìi molto fastidiosi, che potranno arrecarvi spiacevoli effetti collaterali: vomito, cefalee a grappolo, rottura dei timpani.
Se proprio volete allevarne uno, procuratevelo nel suo habitat naturale: paludi e rigagnoli fognari dell'America Settentrionale.

 
Il Macaco del Centro (Eulemur centralis casinantis) è un lémure molto dispettoso, nonostante l'aspetto elegante e il nobile manto cinerino.
Scoperto dai primi conquistadores spagnoli in Centro America, colonizzò subito i primi insediamenti e le prime Missioni Cristiane, ma presto si allontanò,
per la scarsa propensione dei preti (micragnosi) a foraggiarlo adeguatamente delle noccioline e degli scarti alimentari di cui è particolarmente ghiotto.
Stanziatosi anche nel nostro Appennino Romagnolo, presto ne popolò anche le coste, attratto, dato che trattasi di mammifero onnivoro, dall'abbondanza di tortelli e piada.
Non avvicinatevi troppo e non dategli da mangiare a distanza ravvicinata: morde la mano che lo nutre.
 
 
 
 
 
Il Follino
(Ramaphitecus voltagabbanae solitarius), di cui vedete un esemplare di pochi giorni di vita, è un gibbone molto particolare.
Solitario e pauroso, difficilmente può essere tenuto in cattività. Il suo carattere schivo e riservato lo porta a non essere un beniamino dei bambini,
e la sua alimentazione varia da individuo ad individuo. In questa particolare specie abbiamo studiato i primi casi di anoressia e autismo fra primati.
Se lo trovate nel negozio di animali sotto casa non prendetelo manco a gratis.
 
 
 
Infine il Gorilla dei trògoli (Gorilla gorilla degregoriis), è la più grossa e grassa scimmia antropomorfa del pianeta.
Detto anche "Maiale della solfatara", è  in assoluto l'animale più simile all'uomo nei comportamenti sociali e sessuali.
Dategli pure le tonnellate di cibo misto e succulento che richiede quotidianamente per la sua crapula veramente prodigiosa:
il giorno dopo vi si disaffezionerà per il primo che gli si avvicina offrendogli più pappa.
Animale particolarmente poco amante della pulizia ed infestato da ogni specie di parassita, è stato
segnalato dalle Autorità del paese in cui è stanziale per l'abbattimento, data la sua particolare pericolosità e per le numerose malattie che può trasmettere all'uomo.
Diffidate di questa fiera: adottate un intero dormitorio della Charitas, ch'è meglio.



 


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lunedì, 27 marzo 2006

Natura

...Misteriosa...

http://www.savefile.com/files/5886126

Zisa Domnului catre ucenicii sai... Porunca noua dau voua...

Domnului sa ne rugam pentru mila, viata, pacea, sanatatea, mantuirea, cercetarea, lasarea si iertarea pacatelor robilor lui Dumnezeu.

Inchinatori, miluitori si binefacatori ai sfantului ...

...lacasului acestuia.

...Meravigliosa...

http://www.savefile.com/files/6272569

Nel mio sguardo seduto

passa una rondine

rido, muto

metto in rima la mia solitudine

                                                             Massimiliano Bussetti

postato da: Vanhacker alle ore 15:18 | link | commenti
categorie: ambiente