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L'unica cosa che non va, nella razza umana, è la maledetta razza umana. Mark Twain

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lunedì, 31 marzo 2008

Comunicare XXIII

Comunicare XXIII ..
Goodbye PCI
Caricato da Vanhacker..


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domenica, 30 marzo 2008

Comunicare XXII

 


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sabato, 29 marzo 2008

Comunicare XXI

 

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Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiero in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

venerdì, 28 marzo 2008

Orpheus - dies VI

Romanzo web a due cuori incuneati in mezzo a una guerra utile a pochi.

Riassunto delle puntate precedenti: A e V si incontrano; A e V si amano.
Tutto il resto è invisibile.





..
Quando gli innamorati si parlano...
Caricato da Vanhacker..


V:

Guardo.
Le lunghe dita del sole accarezzano una fila di indumenti e letti sporchi.
I miei occhi seguono i raggi come una telecamera: assorbo immagini che è mio destino non dimenticare.
Almeno finché sono viva.
Forse, in questo momento, qualcuno nel mondo, guardando la televisione, pensa che la guerra sia sangue dolore e morte.
Pensano da ignari.
Sono solo ignavi da salotto, gente che non ha vissuto sulla propria pelle questo sudore nero di polvere. Perché la guerra, invece, è caos… è l’interruzione della vita, che in quanto vita, ha bisogno di ordine, di cicli circadiani, di mattinate dove ti alzi, bevi il tuo caffè e ti annoi al tuo lavoro, e di serate passate a dormicchiare serenamente davanti al televisore.
Qui invece il circuito è interrotto: non passa nessun rapporto. Non c’è civiltà. Non c’è più abitudine.
Non c’è relazione. Nessun “ buongiorno signora, come va?”, nessun “Buonanotte caro”. I tuoi ormoni non hanno picchi. Non desideri più nulla. Non guardi chi hai a fianco. Non sorridi. Non speri più che finisca.

E poi, di punto in bianco, senza che tu abbia avuto il tempo di provare paura, diventi uno di quei fagotti sporchi che stanno dentro ai letti di questo ospedale. Persone estranee a sé stesse, che sono state private prima delle loro abitudini, della loro vita, brutta o bella che fosse, e poi anche della facoltà più alta degli esseri umani quella di sentirsi eterni e quindi pensare, riflettere, amare, sperare come se si fosse eterni. Ecco cosa avviene realmente: la guerra grazia pietosamente chi muore, ma uccide i superstiti per molto tempo.

Mi rendo conto che la mia disubbidienza innata, aver imparato a leggere, aver letto tutto ciò che mi potevo procurare, e non solo, mi ha cambiata per sempre. Io ho schermato la mia fragilità.

Perché io non ero un fagotto morto: neanche quando tu hai risvegliato i miei occhi e miei sensi, portandomi di nuovo alla coscienza. Io mi sono sempre guardata intorno, cogliendo tutti i particolari, perché è dalle minuzie che capisci l’insieme.
E poi, io l’ho sempre sentito il sapore delle cose, il sapore dei miei pensieri. E’ un’alchimia chimica. I pensieri hanno un loro essere, per prima cosa un loro sapore che tu senti, e poi un loro odore che si può percepire, anche nei pensieri altrui.
Per questo Rashid mi venerava, anche se goffamente. Lui percepiva esattamente, come animale, il grado della mia forza e coscienza.
Tu, invece che sei un vortice energetico, un buco nero che inghiotte i destini altrui, non lo senti, amore, tu non mi capisci in ciò che è la mia profondità. Pensi di aver salvato una donna impaurita,
una donna morta e prigioniera che tu hai riportato in vita, invece è semplicemente il contrario.


Ho visto la tua medaglietta. Sembra innocua. Ma io che vedo ogni cosa sentendone il sapore, sento il suo sapore di morte. Ti sta addosso, e non lo senti. Mi abbracci e non capisci. La tua medaglietta
rappresenta un uomo crocefisso, ma che non è Cristo. E’ un uomo che contiene in sè il micro e il macrocosmo…. E’ un’incisione grezza, su avorio antico scheggiato. La conosco già. E’ un segnale potentissimo, con i suoi seriali in codice, ma non lo senti. E’ anche la medaglietta che Rashid ha trovato insieme ad altri monili in un monastero distrutto. Un luogo dove hanno vissuto uomini consapevoli. Io ho lasciato fare. Ho lasciato che dividessero il considerevole bottino, rifiutando di mettere al collo quei monili sapientemente incisi come amuleti. Ho lasciato che indossassero felici la loro prossima morte ventura: nessuno può indossare la serena opera di una vita pacifica quando per averla deve uccidere, o derivare da un’uccisione.
Quella scheggia appoggiata al tuo collo lavora subacquea e contro di te.
Ha confuso i tuoi pensieri, mischiato al tuo sangue la ribellione, e il gusto di nascondere i tuoi pensieri nel torbido, nell’inaspettato capovolgimento.

Il mondo è regolato da leggi.

Alcune come quella che m’imprigionano in un tubo di stoffa, sono fallibili e umane. Quasi delle espiazioni e purificazioni dell’anima. Si attaccano ad un genere, oppure ad un impulso variabile come quello dell’innamoramento.
Altre sono leggi immortali e precise come quelle fisiche. La legge gravitazionale ha un suo corrispettivo sottile. E’ una legge fisica conosciuta da tutte le donne della mia terra, le quali, imprigionate come sono, vivono spesso una lussureggiante vita rituale.
Tanto più le nostre vite appaiono stanche e consunte, tanto più le nostre radici precipitano profonde nel terreno.

Ho letto in una notte libri sacri che mi hanno consacrata. Ho mischiato il mio sangue a quello di sapienti. Adesso io so e vedo.
Non era una visione, l’angoscia di un pensiero LEI che ci guardava. Lei ci guardava davvero.
La mia verginità non era di questo mondo. Mille larve mi avevano attaccata o difesa anche da Rashid. Nessuno poteva arrendersi però al mio posto, io solo avrei potuto arrendermi . E io con te l’ho fatto.
Perché tu sei colui che ho sempre aspettato.
Perché tu sei colui che mi porterà a un passo dalla morte e forse non riuscirà più a portarmi indietro.

Apri la porta. Eccoti.
D’ istinto faccio scivolare giù la mia camicia.
Guarda la mia schiena , guarda le mie natiche, guarda la mia sinuosa rotondità, guarda come trabocca di desiderio questa mia bocca, le mie labbra adesso turgide: guardami. Ma tu non parli, quasi trattieni il respiro, quasi non mi tocchi, il tuo solo desiderio è di starmi dentro, spingerti dentro, aprirti dentro me. Non t’importa se sono bella. Sei oltre.
Il nostro orgasmo è una nuda, immediata necessità, che assolve la tensione e allevia un desiderio incessante. Godi quasi immediatamente e anch’io non riesco a resistere. Dobbiamo condividere una stasi. Abbracciati, l’uno all’altra, dimentichi e per il momento sazi, possiamo riposare.
Sento la perfezione che mi attanaglia, come le tue mani strette sui miei fianchi. Ma mio malgrado ho continuati spasmi di desiderio. E allora tu appoggi le grandi mani sui miei seni sensibilissimi, poi ne baci le punte le stringi tra le labbra, mi basta poco per godere ancora, godo mentre ti bacio, stretta a te.
Adesso sono quieta, adesso tra le tue braccia, assolvo la mia pace.
Respiro e prendo forza.
E allora fatti forza. È il momento: parla.







































Creative Commons License
Quest' opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.

postato da: Vanhacker alle ore 23:25 | link | commenti
categorie: dies vi
martedì, 25 marzo 2008

Comunicare XIX

..



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venerdì, 21 marzo 2008

Comunicare XVII

 


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giovedì, 20 marzo 2008

Comunicare XVI

 



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postato da: Vanhacker alle ore 11:23 | link | commenti
categorie: elezioni, comandare, fottere, basaglia, sepolcri, viva l italia
mercoledì, 19 marzo 2008

Comunicare XV

 


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