- Tu accusi la morte! Non sai tu dunque di che cosa è capace la vita? Ti duole che una potenza fatale distrugga il sogno d'una gioia senza fine! Ma tu non pensi che, in ragione di questa stessa fatalità, il tuo spirito finisce per acquetarsi!
Sta dunque a sentire. V'è una creatura che t'ha detto: "Sono tua, per sempre".
Chi è che distrugge il senso di queste parole?
Ella stessa!
Ella t'ha detto che t'ama, e un bel giorno ti dice: "Non t'amo più!"
Bada ancora: al tempo dell'amore felice, ella ti ripeteva, malinconicamente:
"Sarai tu quello che mi lascerai!".
Tu allora protestavi, giuravi, non sapevi né potevi darle una prova del suo inganno.
Adesso, quando ella ti ha detto che non t'ama più, quando t'ha fatto comprendere che fra te e lei non v'è più nulla di comune, che cosa fai tu?
Sei preso da un impeto di sdegno, la colmi di rimproveri, la minacci?
No! Tu ti getti ai suoi piedi, le ricordi le sue parole, le dici: "Com'è possibile questo? Non può essere...io nol credo! È impossibile...non è vero!? È una prova alla quale tu vuoi mettermi, è una paura che vuoi farmi. Tu sei mia, tu m'hai detto che non potevi vivere senza di me.
Che cosa t'ho fatto? Quali colpe ho commesse...?".
Ella tace.
Tu ti batti la fronte e riprendi: "Sì, ho una colpa. Non t' ho provato ancora abbastanza quanto sia forte l'amor mio. Sai bene, la parola è importante, il pensiero non si esprime mai tutto. Ma guardami in fondo all'anima: non vedi come è tutta piena di te? Io sento in questo momento che non t'ho mai amata tanto".
Ella scuote il capo, ti oppone fredde ragioni, ti addebita colpe insignificanti di cui ella stessa non è immune. Tu non le rimproveri le sue; le prendi una mano, la scuoti, la guardi negli occhi, la chiami col dolce nome antico.
Ella s'irrigidisce, ti respinge, evita il tuo sguardo; allora una luce si fa nel tuo spirito: ella ama un altro.
E la terra ti manca sotto i piedi.
Quella creatura, quell'anima, quel corpo, sono d'un altro! È possibile? Glielo chiedi, con voce strozzata, gemendo ed urlando, ed ella protesta freddamente, risponde che sbagli, risponde che non ha conti da renderti. Risponde di lasciarla in pace, chè anch'essa soffre quanto, e probabilmente, essendo l'anima femminea d'indole più sensibile, più di te.
Il tuo orgoglio d'uomo è ferito; ti senti un grande sdegno ribollire nel cuore; non dici nulla.
Ti alzi, le stringi una mano, fai per andar via. Ma sei legato con tanti e così sottilissimi fili a quelle mura, a quella persona, che senti il tuo cuore lacerarsi.
Che ti dice ella? Ti dice: "Addio!"
All'uscir da quella casa, con la fronte in fiamme, un martello alle tempie, la gola stretta, le labbra inaridite, ti metti quasi a correre, incapace di coordinare le tue idee, non riconoscendo nessuna delle persone che incontri per la via, occupato soltanto dell'oscuro pensiero che ormai la percorri per l'ultima volta.
E una parola ti risuona all'orecchio: quell'addio terribile, la parola che si pronunzia nelle agonie, nelle separazioni senza ritorno, nelle ore fatali della vita - la parola che fiacca il tuo sdegno, che seda i tuoi istinti di ribellione, e che ti stringe il cuore, ti brucia gli occhi, ti toglie il respiro -.
Tu pensi: "Non la vedrò dunque mai più? Non sentirò il suo capo appoggiarsi al mio petto,
non stringerò più la sua mano, non bacerò più la sua fronte?"
Passano giorni vuoti, monotoni, eterni.
Tu ritrovi le sue lettere, i suoi ritratti; ed hai paura di toccarli, di mutarli di posto.
Diventi superstizioso. Ad ogni squillo di campanello, pensi: "È lei che mi scrive, che si pente, che mi chiama..."
Nulla! Nulla! Nulla...
Tutto è finito...tu non la vedrai più, mai più, mai più!
Allora, a queste parole che tu ripeti incessantemente, disperatamente, la tua ragione vacilla.
Perché mai più?
Che cosa può vietare che due esseri viventi si rivedano ancora?
Quali insuperabili barriere, quali distese di mare e di terre li posson dividere?
Quali catene impedire che tu ti slanci verso di lei?
E vuoi rivederla; a costo di tutto, bisogna che tu la riveda.
Davanti a lei, la tua passione scoppia selvaggiamente. Minaccioso e supplice, cominci per
dirle: "Ti ammazzerò!" e poi le mormori piano: "Io so ancora tante parole d'amore che non t'ho mai dette!" Ella si scuote, ti blandisce, ti prega di non farle male, ti scongiura di rassegnarti, di farti una ragione, di accordarle la pace.
Naturalmente, non si può sempre parlare, gridare, piangere, mordersi. E stanco, esausto, sfinito, vai via; questa volta, lo comprendi bene, per sempre. Solo, in silenzio, riprendi a piangere, la piangi come morta; ma ella non è morta per gli altri; è morta per te.
Tu la scorgi, talvolta; e provi il bisogno pazzo di andare nuovamente a piangerle vicino,
di toccarla, di contemplarla. Se ella fosse morta, se la terra la ricoprisse, un pacificamento avverrebbe nel tuo spirito; tu non avresti quelle tentazioni, la tua piaga non si riaprirebbe tutti gl'istanti.
Tu non penseresti di tentare ancora una volta la resurrezione di quel passato il cui ricordo ti brucia come un carbone ardente - perché, rammentalo, l'idea dell'impossibile, dell'irreparabile ripugna in grado supremo all'anima nostra; perciò la speranza è l'ultima a morire -.
La morte ha questo di buono: uccide la speranza.
Invece, tu speri ancora, tu dici: "È forse impossibile che questo passato risorga?
No: basta ch'ella voglia".
Allora pensi a tutti i suoi momenti buoni, a tutte le prove di tenerezza ch' ella ti diede;
vorresti rammentargliele, vorresti gettarti nuovamente ai suoi piedi, fare appello alla sua pietà.
Tu pensi: "Se ella dice di sì, che tripudio scoppierà nell'anima mia! Questa benda di ferro che mi fascia la testa cadrà! Che aria vivificherà il mio petto oppresso!
E come impazzirò di gioia dopo essere stato sul punto d'impazzir di dolore!"
Ed ella ti risponde: "No".
...Accusa la morte, adesso!
Per la creatura morta, tu provi una infinita pietosa dolcezza, una soave malinconia rassegnata; per questa creatura viva il rancore, il livore si mescola alla tua passione
e la intorbida e la corrode e ti strugge. -
Tacque anch'egli, ansando un poco. Franz non aveva opposto nessuna ragione agli
argomenti di lui; Ludwig se n'era rimasto sempre a guardar l'orizzonte che adesso, nella sera già calante, non si distingueva più.
- Conosco - diss'egli finalmente, portandosi le mani alla fronte e passando le palme sulle sopracciglia - conosco una fine d'amore più triste ancora di tutte coteste -.
I due amici lo guardarono.
- La fine d'amore più triste, più tormentosa, più tragica, è un'altra. Non è la brutale che segue alla morte, o all'abbandono, al tradimento: è la fine lenta, lunga e quotidiana, l'esaurimento continuo prodotto dall'azione del tempo, dal fatale svanire d'ogni cosa umana.
Il giorno che voi avete confessato l'amor vostro, che ne avete ottenuto il ricambio, vi siete detto: "È per sempre! per sempre!".
Voi credete a questa parola! pensate che se qualcosa d'indipendente dal vostro volere non accadrà, l'amor vostro durerà eternamente. Ed è, dapprima, il tripudio più puro fra le proteste più pazze. Un sentimento di meraviglia occupa il vostro spirito: pensate alla creatura che vedeste un giorno da lontano, alla quale parlaste col rispetto più timido, per la quale sentiste nascere il desiderio più disperato - e questa creatura adesso è vostra, vi
appartiene tutta! -
Voi quasi nol credete; se la vedete, talvolta passar da lontano, il dubbio rinasce nel vostro spirito.
Nel cuor vostro, una gratitudine immensa, una devozione sconfinata raddoppia l'amore.
Tutti i giorni, voi le scrivete, le mandate qualcosa del vostro pensiero, del vostro cuore.
Un vezzo, un dono, un fiore, una poesia, una canzone d'amore...
Ella impara a memoria le vostre lettere, ve ne ripete dei passaggi, ve ne domanda delle altre. Voi ricominciate, ancora, sempre; ma, senza accorgervene, le antiche espressioni vi ritornano sotto la penna e, a poco a poco, finite col ripetervi.
Sono le parole che vi mancano? Che importa! Voi pensate che da tutti i vostri atti, da tutta la vostra vita, ella dev'essere assicurata della saldezza del vostro affetto.
Ella non pensa così; si lagna del vostro raffreddamento, fa consistere il bene in certe cose che per voi non hanno significato. Ugualmente vi lagnate voi di lei, al suo trasporto reso più fioco, ai sui "Nulla!" all'incalzar delle vostre domande su quel qualcosa che scorgete anche in lei affievolirsi.
State in guardia: voi cominciate a scorgere i difetti nell'idolo. Ella ne scorge in voi.
E, se chiudete gli occhi per non vederli, altri invece se ne rivelano.
Allora voi vi fate una ragione; tutte le creature umane non hanno forse i loro?
Sapete che cosa vuol dire questo?
Vuol dire che dal periodo epico e leggendario, voi già passate al periodo critico.
Voi vi ammirate per la vostra penetrazione, per la vostra ragionevolezza.
Il vostro egoismo vi mantiene pertanto in una illusione; vi dimostra che voi, dal canto vostro, non avete difetti di sorta; ella non può, non deve trovarne in voi.
Un bel giorno, una sua parola, l'accento col quale ella la pronunzia, vi aprono gli occhi:
ella ha scoperto i vostri difetti secreti, le vostre debolezze intime, quel che c'è in voi di manchevole, di men bello, e se non l'ha scoperto lo ha inventato in cuor suo: per salvarsi la vita.
Allora il vostro amor proprio s'impunta.
E vi chiudete in un offeso riserbo, o vi vendicate dicendole apertamente i suoi torti.
Adesso ciascun di voi giudica l'altro, senza riguardi, per quel che vale.
Un istinto d'avversione si sveglia dentro di voi; ma i legami che vi stringono a quell'essere sono tanto forti che non si spezzano. E sapete a che cosa somiglia allora la vostra situazione?
Rassomiglia a quella di due forzati avvinti da una stessa catena, ciascuno dei quali è costretto a non fare un passo che l'altro non faccia.
Quando voi pensate all'illusione dei primi giorni, vi chiedete:
"Come mai s'è dissipata?"
E non sapete rispondere; il disinganno s'è venuto operando lentamente, inavvertitamente.
Presto s'accresce ancora, presto voi vi domandate un'altra cosa, la cosa opposta:
"Come ho fatto ad illudermi?" Tanto profondo è l'abisso scavatosi?!
Tutto questo vi fa paura, perché quel complesso di moti diversi ed opposti che si chiama l'amore è ancora in voi.
Ecco: voi chiudete gli occhi, abolite la percezione del mondo circostante, guardate in fondo alla vostra memoria.
Il ricordo dei giorni sereni vi brilla: perché non potreste riafferrarli?
La donna che voi amate non è morta, non v'ha abbandonato, è sempre vicina a voi; ma sapete che avviene? Ella non è più la stessa che conosceste un giorno. Voi non siete più lo stesso che lei conobbe quell'istesso dì. L'assiduità con la quale l'avete contemplata, esaminata, studiata, ha finito per alterare le linee del suo viso, della sua persona; per farvi scoprire in lei degli aspetti, delle attitudini, delle espressioni, che prima non avevate visti. Voi vi sforzate di ritrovarla come al tempo in cui nacque l'amore; per questo, la rimettete nella stessa luce in cui prima v'apparve, ed esumate tutti i vostri ricordi, e vi riportate continuamente col pensiero al passato. Ogni sforzo è inutile: no, non è più lei. Le sue carezze d'ora non sanno più come le prime, le sue parole d'ora non hanno il suono delle antiche. Voi comprendete che uno stesso fenomeno accade in lei, ma nessuno di voi ha il coraggio di dirlo.
Ella vi domanda di ripeterle le parole innamorate che le prodigaste; voi le ripetete, e un'ironia amara vi torce le labbra. Lontano da lei, vi proponete di dirle tutto, sinceramente, di non rappresentare più oltre una commedia; trovate le parole, cominciate una lettera, ma non avete la forza di compiere il vostro proposito. Se qualche momento di tenerezza ritorna, dovreste esultare, non è vero?
Invece, il vostro scontento s'accresce; vi accusate di fiacchezza, di imbecillità; avreste voglia di percuotervi, d' insultarvi. -
L'ultima luce agonizzava, un chiarore verdastro si diffondeva sotto le nuvole pesanti, illividiva i volti dei tre uomini al cui sguardo la desolata campagna e il mare flagellato formavano come un paesaggio appartenente a un altro mondo, più vuoto, più freddo, più lugubre.
- Chi non ha conosciuto questo - riprendeva Ludwig - non sa nulla delle agonie sentimentali, della vanità degli affidamenti, dei giuramenti umani.
"Per sempre..!"
Non è una potenza ineluttabile, non è una volontà estranea alla vostra che distrugge questa promessa; è il vostro stesso cuore; siete voi che ridete di voi!
La fine più brusca, la rottura più repentina non hanno nulla di tanto lacrimevole quanto questa agonia.
La pietà si mescola allo sdegno ed al sarcasmo; in certi momenti, dimenticate il vostro scontento, pensando al dolore che si rovescerà su voi due quando le parole irrevocabili saranno pronunziate.
E prolungate l'inganno, e soffrite, e fate soffrire; finché, un giorno, quando meno ve l'aspettate, a proposito di nulla, tutto finisce.
Sapete allora quello che accade? -
Nessuno rispose. L'oscurità invadeva la stanza; nessuno pensava a fare accendere un lume.
- Accade, al morale, qualcosa di simile a quel che avviene al fisico, quando una parte del vostro corpo, mortificata, distrutta, è portata via dal ferro del chirurgo.
Sapete quel che si legge nei libri: l'infermo, spasimante, s'acqueta sotto l'azione torpente dell'etere. Dapprima, un senso di liberazione, un'aura esilarante gli rinfrescano il cervello. Egli ride, si sente diventato più leggiero, quasi trasportato su per l'etere, per quell'altro etere, l'imponderabile.
Poi s'accascia, s'addorme, non sente più nulla. Quando riapre gli occhi alla luce, tutto è finito; il suo piede sfracellato, il suo braccio incancrenito non sono più attaccati al suo corpo.
Egli guarda il posto vuoto; ma che cosa è il nuovo portento che adesso si compie?
Egli sente che il suo piede, che il suo braccio portati via aderiscono ancora a lui; le sue sensazioni vi si localizzano ancora; egli avverte come un formicolìo, crede di poterli muovere, adoperare.
Così accade nell'anima.
Quando la passione mortificata ne è stata staccata, quando il ragionamento vi dice che non potrà più tornare, il vostro sentimento si proietta ancora in essa e, più di ogni altro modo reale, di ogni altro affetto presente, l'anima avverte la presenza dell'amore perduto... -
La notte era fonda e la voce moriva.
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