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L'unica cosa che non va, nella razza umana, è la maledetta razza umana. Mark Twain

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mercoledì, 29 novembre 2006

TUTTI A ROMA !!!

 

 

La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi.

Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressi e oppressori, furono continuamente in reciproco contrasto, e condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta; lotta che ogni volta è finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta.
Nelle epoche passate della storia troviamo quasi dappertutto una completa articolazione della società in differenti ordini, una molteplice graduazione delle posizioni sociali. In Roma antica abbiamo patrizi, cavalieri, plebei, schiavi; nel medioevo signori feudali, vassalli, membri delle corporazioni, garzoni, servi della gleba, e, per di più, anche particolari graduazioni in quasi ognuna di queste classi.
La società civile moderna, sorta dal tramonto della società feudale, non ha eliminato gli antagonismi fra le classi. Essa ha soltanto sostituito alle antiche, nuove classi, nuove condizioni di oppressione, nuove forme di lotta.

La nostra epoca, l'epoca della borghesia capitalista, si distingue però dalle altre per aver esasperato gli antagonismi di classe. L'intera società si va scindendo sempre più in due grandi campi nemici, in due grandi classi direttamente contrapposte l'una all'altra: borghesia liberale e komunisti.
Ognuno degli stadi di sviluppo della borghesia liberale fu accompagnato da un corrispondente progresso politico. Ceto tenuto a bada sotto il giusto dominio dei signori feudali, insieme di associazioni armate ed autonome nel Comune, talvolta sotto la forma di repubblica del Nord indipendente, talvolta di terzo stato tributario della monarchia, poi all'epoca dell'industria manifatturiera, nella monarchia controllata dagli stati come in quella assoluta, contrappeso alla nobiltà, e fondamento principale delle grandi monarchie in genere, la borghesia liberale infine, dopo la creazione della grande industria, del mercato pubblicitario mondiale, e delle libere televisioni, si è conquistata il dominio politico esclusivo dello Stato rappresentativo moderno. Il potere statale moderno non è un comitato di eletti che amministra gli affari comuni di tutta la classe liberale borghese.

La borghesia liberale ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria.

Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha instaurato tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha associato allegramente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l'uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo "pagamento in contanti", al limite "30/60/90".
Ha esaltato nell'humus progressista del calcolo egoistico i sacri brividi dell'esaltazione devota, dell'entusiasmo cavalleresco, della malinconia xenofoba. Ha parificato la dignità personale nel valore di scambio e insieme alle innumerevoli libertà patentate e disonestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli: il mero ed edificante interesse. In una parola: ha finalmente messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido insieme allo sfruttamento mascherato d'illusioni religiose e politiche.

La borghesia liberale ha spogliato della loro aureola tutte le attività che fino allora erano venerate e considerate con pio timore. Ha tramutato il medico, il giurista, il prete, il poeta, l'uomo della scienza, in
salariati ai suoi stipendi.
La borghesia liberale ha strappato il commovente ed inutile velo sentimentale al rapporto familiare e lo ha ricondotto a un puro rapporto di denaro.
Per esempio, la rivoluzione francese abolì la proprietà feudale in favore di quella borghese.
Quel che contraddistingue l'odierno becero komunismo non è l'abolizione della proprietà in generale, bensì l'abolizione della proprietà liberale borghese.
Ma la proprietà privata borghese moderna è l'ultima e la più perfetta espressione della produzione e dell'appropriazione dei prodotti che poggia su antagonismi di classe, sullo sfruttamento degli uni da parte degli altri. In una parola: la giusta esaltazione del singolo a discapito del popolo bue, composto per la maggior parte da persone che hanno in carnet al massimo la seconda elementare, e nemmeno fatta al primo banco.
In questo senso i komunisti possono riassumere la loro teoria nella orribile frase: abolizione della proprietà privata.
Ci si è rinfacciato, a noi liberali borghesi,  che vogliamo esaltare la proprietà acquistata personalmente, frutto del lavoro diretto e personale; la proprietà che costituirebbe il fondamento di ogni libertà, attività e autonomia personale.
E' tutto vero.
Proprietà frutto del proprio lavoro, acquistata, guadagnata con le proprie forze!
Parlate della proprietà al minuto cittadino, al piccolo contadino che ha preceduto la proprietà borghese? Non c'è bisogno che l'aboliamo noi, l'ha abolita e la va abolendo di giorno in giorno lo sviluppo del sanguinario komunismo, apportatore di miseria, terrore, morte!
Vogliamo parlare della moderna proprietà privata borghese?
Il lavoro salariato, il lavoro del proletario, crea proprietà a un komunista? Affatto.
Il lavoro del proletario crea il capitale, cioè quella proprietà che sfrutta il lavoro salariato, che può moltiplicarsi solo a condizione di generare nuovo lavoro salariato, per sfruttarlo di nuovo. La proprietà nella sua forma attuale si muove entro l'antagonismo fra capitale e lavoro salariato.
Esaminiamo i due termini di questo antagonismo: essere capitalista significa occupare nella produzione non soltanto una pura posizione personale, ma una posizione sociale privilegiata
Il capitale è quindi un prodotto personale e DEVE essere messo in moto solo mediante una attività comune di pochi membri, anzi in ultima istanza solo mediante l'attività comune di molti membri della società
a favore di uno solo o un insieme di singoli borghesi.
Dunque, il capitale è una potenza personale e una potenza sociale.
Quindi, se il capitale viene trasformato in proprietà collettiva, appartenente a tutti i membri della società, non c'è trasformazione di proprietà personale in proprietà sociale. Si trasforma soltanto il carattere sociale della proprietà. La proprietà perde inesorabilmente il suo carattere di classe.
I komunisti hanno dato via libera all'invasione extracomunitaria, filoterrorista, antiamericana e antisraeliana, alla messa alla gogna di Paesi nostri alleati ed amici personali.
Secondo le proposta di legge di questi sciagurati chiunque arriva in Italia e ci rimane per 5 anni è italiano.Cioè dopo 5 anni ha diritto al voto ad alla mutua.
I komunisti non solo cullano l' utopia che uno dei loro figli possa equipararsi ai nostri, ma mirano all'imbastardimento della nostra sana razza capitalista mediante le violenze sessuali di gruppo sulle nostre figlie: il loro intento è renderci schiavi dei loro burqa e dei punkabbestia maleodoranti dei centri sociali in casa nostra!
Il loro metodo è sempre lo stesso: l'insulto,l'infamia, l'ottuso studio, contrapposto al fiero sudore del portafogli.
Il loro solito comportamento da bestie.
Il 25 aprile è stata sempre la festa dei bolscevichi e degli assassini partigiani di un grande capo che praticava ai suoi detrattori il turismo politico, invece che della liberazione ad opera innanzitutto di americani ed inglesi.
I bolscevichi si sono presi ingiustamente il merito della liberazione dal nazismo, e così hanno fatto del 25 aprile il monopolio delle loro becero bolscevismo.
I nostri avi trucidamente assassinati dagli feroci ustasha partigiani komunisti gridano vendetta!
 
IMPEDIAMO AI KOMUNISTI CHE     CIO'      ACCADA!
 
Libero commercio! nell'interesse della classe borghese; dazi protettivi! nell'interesse della classe borghese; carcere cellulare ai komunisti! nell'interesse della classe borghese. Questa è l'ultima parola, l'unica detta seriamente, del socialismo borghese.
Cosa rappresentano i komunisti per il funzionamento del Paese?
In definitiva solo tutto quel blocco sociale che è costituito da : sindacati , burocrati, impiegati statali che non fanno un cazzo dal mattino alla sera e vengono continuamente assunti dai poteri forti (banche grandi industrie magistrati), e da noglobal che fanno campagne elettorali a suon di devastazioni pilotate a ipocritamente non rivendicate.
Il nostro liberalismo consiste nell'affermazione che i borghesi sono borghesi -nell'esclusivo interesse della classe capitalista!
In una parola: i komunisti appoggiano dappertutto ogni movimento rivoluzionario diretto contro le situazioni sociali e politiche attuali, e che il nostro popolo italiano ha scelto:
                                                    BASTA!
10-100-1000 Mastrota! 10-100-1000 Wanna Marchi! Il popolo lo chiede!
I komunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente. I komunisti vogliono portare a termine quello che chiamano il loro "Piano di Ricrescita Socialista". I loro obiettivi finali sono:

a) i partiti politici democratici;
b) la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione: la RAI-TV va colonizzata, le reti private liberali vanno ridotte ai minimi termini;
c) i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi;
d) il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualita' degli uomini da proporre ai singoli dicasteri;
e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della scorretta e scrupolosa applicazione delle proprie leggi illiberali: l'avversario politico DEVE essere messo in condizione di non nuocere.
Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista.
Anche i ricchi piangano?
MAI!
 
I komunisti non hanno da perdervi che le loro giuste catene. Hanno un mondo da guadagnare. FERMIAMOLI ADESSO!
 
LEGIONARI AZZURRI, ALL'ADUNATA!
TUTTI A ROMA CON SILVIO IL 2 DICEMBRE !
CAPITALISTI DI TUTTI I PAESI,          UNITEVI ! 
postato da: Vanhacker alle ore 20:24 | link | commenti (11)
categorie: strange animals
martedì, 21 novembre 2006

La Scuola Napoletana...

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Tra le principali città d'arte europee, Napoli non può forse vantare la presenza e l'attività nel corso della sua storia di nomi noti a livello mondiale rispetto ad altre città italiane, questo soprattutto perché mentre ad esempio a Roma esisteva il mecenatismo del Papa e a Firenze quello delle grandi famiglie dei Medici, e fenomeni simili si avevano in tutta l'Italia settentrionale, a Napoli il mecenatismo non aveva alcun ruolo in un Regno sotto continue dominazioni straniere spesso poco interessate ad arricchire artisticamente la propria capitale quanto a depredarla. Ciò non toglie che importanti correnti artistiche, e nomi illustri, si affermino dal Seicento alla fine dell'Ottocento, grazie anche a sovrani illuminati come Carlo III (principalmente, quest'ultimo, per l'architettura) e soprattutto grazie alla continua richiesta da parte delle numerose chiese.

L'arte napoletana assume una propria identità artistica nel Seicento con alcuni importanti pittori che si fanno eredi della lezione del Caravaggio, che proprio a Napoli tra il 1607 e il 1610 soggiorna e sviluppa la sua arte.Ad esserne maggiormente influenzato è Battistello Caracciolo, già probabilmente allievo di Belisario Corenzio;
Più o meno parallela a quella del Caracciolo è l'attività di Jusepe de Ribera, detto lo "Spagnoletto", nato in Spagna nei pressi di Valencia e, dopo un soggiorno a Roma, giunto a Napoli nel 1616 forse per sfuggire ai creditori o forse chiamato dal viceré poiché la sua fama era già piuttosto diffusa.

Da citare è poi Aniello Falcone, le cui opere si possono ammirare al Duomo, al Gesù Nuovo negli affreschi della volta della Sacrestia, e al Museo di Capodimonte: nella sua bottega si formarono altri importanti aristi napoletani, tra cui Micco Spadaro e Salvator Rosa, insieme ai quali - e con molti altri - sembra avesse formato la "Compagnia della Morte", così chiamata perché i suoi affiliati uccidevano gli spagnoli nelle strade della città come vendetta per la morte di un loro amico.

 

                                                                      

                

 Salvator Rosa, nato a Napoli ed attivo in questa città ma anche a Roma e Firenze, fu una personalità poliedrica che abbandonò il barocco e la pittura di genere per dedicarsi alle tematiche più disparate, dalle battaglie all'arte sacra fino all'ultima ma fondamentale produzione di paesaggi selvaggi e fantastici di gusto quasi romantico.

 

Nell'ultima parte del Seicento dominano contemporanemente (influenzandosi a vicenda) i due principali pittori del periodo, Mattia Preti e Luca Giordano.
Il Preti, detto Cavalier calabrese perché nato in Calabria e fatto cavaliere da Papa Urbano VIII durante la sua attività a Roma, incontra a Napoli Luca Giordano ed esegue pitture votive sulle porte della città dopo la peste del 1656-1657 affrescando poi la chiesa di San Pietro a Maiella.
Di Luca Giordano si è detto che abbia superato definitivamente la tradizione del barocco seicentesco inaugurando l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori che riprende dalla pittura veneta e dall'attento studio di autori del Cinquecento (Raffaello e Michelangelo). I suoi affreschi al palazzo Medici a Firenze sono tra le opere più note di questo artista esposto a Madrid, Vienna ed altre parti d'Italia e che a Napoli ha affrescato la cappella del tesoro di San Martino.

Nel Settecento la pittura a Napoli stenta ad avvicinarsi alle correnti europee del secolo, quelle classiciste e illuministe, 'limitandosi' a una continuazione del barocco (tardo-barocco) e a un maggiore interesse verso la decorazione.
A cavallo tra i due secoli è l'opera di risonanza europea di Francesco Solimena, in parte erede del grande successo di Luca Giordano, attento a creare scene coreografiche e ricche di complesse architetture.

La pittura napoletana si trasforma completamente nell'Ottocento, abbandonando ogni residuo tardo-barocco o caravveggesco e inserendosi in un più vasto movimento artistico, paesaggistico e in parte romantico, che assume connotati propri con la Scuola di Posillipo tra il 1820 e il 1850.

Questo movimento affonda le sue radici nell'arte paesaggistica di Micco Spadaro e del tardo Salvator Rosa, e si fonde con le innovazioni di artisti quali John Constable e William Turner la cui fama viene portata nella capitale del Regno di Napoli dai romantici impegnati nel Grand Tour, il viaggio obbligatorio di ogni artista del tempo nelle grandi città d'arte italiane.

La Scuola di Posillipo vanta molti artisti minori ma esaurisce completamente il suo corso verso il 1860, lasciando brillare altre personalità slegate da questa corrente quali tra tutti Domenico Morelli, che operò completamente nell'Accademia di Belle Arti di Napoli (come studente, docente, direttore e presidente) e la cui arte fonde verismo a tardo-romanticismo a modelli neoseicenteschi.

 

 

postato da: Vanhacker alle ore 00:28 | link | commenti
categorie: civiltà superiore
giovedì, 16 novembre 2006

Medea e le altre...

 

Questa felicità promessa o data
m'è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell'unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
o immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.
 
Mario Luzi
Tanto s'è detto, tanto si dirà.
Nelle case, nei salotti buoni,
vanno, vengono  scienziati tristi,
cartomanti, avvocati in cerca di facile pubblicità.
La realtà è talvolta più vera del romanzo,
lo stesso che fa di noi tutti , ognoi giorno, esseri piccoli piccoli,
ombra lontana di quello che potremmo essere, e non saremo mai.
Perdete un pò di tempo per questo racconto:
http://snipurl.com/12m81
ed anche
http://www.aipgitalia.org/Marta-Lepore.PDF

postato da: Vanhacker alle ore 01:25 | link | commenti
categorie: basaglia