SatirArte

La Satira dell'Arte

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L'unica cosa che non va, nella razza umana, è la maledetta razza umana. Mark Twain

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giovedì, 30 marzo 2006

Espana

Picasso, nato in Spagna (Malaga 1881), ha la sua formazione culturale nella tradizione artistica iberica, avviato in ciò dal padre, insegnante nella scuola d'arte locale.  All'età di 10 anni si trasferisce a La Coruña, capoluogo della Galizia, dove frequenta la Scuola d'Arti e Mestieri, ma già nel 1895 viene ammesso all'Accademia di Belle Arti di Barcellona , città alla quale rimarrà sempre legato tanto da sentirsi catalano nel profondo dell'anima Due anni dopo frequenterà la prestigiosa Accademia Reale "S. Ferdinando" di Madrid. Pur essendo molto giovane si sposta con facilità da un luogo all'altro, privilegiando la Catalogna. A Madrid, frequenta soprattutto il Museo del Prado dove si applica nello studio dei grandi capolavori del passato (Velásquez e Goya).


Nel 1900, l'artista, non ancora ventenne, si reca a Parigi dove si stabilirà successivamente.

Gli studi di questi anni creeranno le basi di quella che sarà la sua straordinaria capacità di dedicarsi a qualsiasi tipo di espressione artistica.

 

Dal 1901 al 1904 si individua il cosiddetto "Periodo Blu". Si tratta, come dice il nome stesso, di una pittura giocata sui colori freddi, dove i soggetti umani rappresentati, appartenenti alla categoria degli emarginati e degli sfruttati, sembrano sospesi  in una atmosfera malinconica e assumono un'asciutta monumentalità. Successivamente vivrà un periodo Rosa, nel quale è presente un rinnovato interesse per lo spazio ed il volume, ma nel quale la malinconia, per quanto temperata, è sempre presente.

I soggetti privilegiati sono saltimbanchi, acrobati o comunque legati al mondo del circo.
Gli ultimi mesi del 1906 lo portano a contatto con la cultura negra , non ancora contaminata da ideologie e condizionamenti sociali.  Nel 1907, la mostra retrospettiva dedicata a Cézanne, al Salon d'Automne, gli rivela l'opera di questo grande artista; sempre in questo stesso anno, c'è l'incontro con Braque con il quale inizia un proficuo sodalizio artistico. Da questa loro collaborazione nasce il Cubismo. Un punto d'arrivo del cammino artistico di Picasso sono "Les Demoiselles d' Avignon", opera con la quale abbiamo la premessa del Cubismo.


 

Nel 1909 Picasso trascorre l' estate in Spagna, e crea i primi paesaggi cubisti, intesi come ricostruzione ideale del volume.  Nel suo  travaglio artistico sperimenterà varie tecniche (il collage), e del  cubismo stesso vivrà vari stadi (protocubismo,  cubismo  analitico, cubismo sintetico). La durata del periodo cubista è estremamente breve e con la prima guerra mondiale esso può considerarsi definitivamente chiuso. Nel dopoguerra alterna dipinti monumentali a riprese di cubismo sintetico, rivolgendo il suo interesse anche alla grafica e alla scenografia.

Io passo col tempo
col passo del vento
Guernica sta lì
e muove il suo mondo
che crolla così
che sale sul fondo
    
     Massimiliano Bussetti

 

 

 

Morirà a Mougins nel 1973.

 

postato da: Vanhacker alle ore 09:54 | link | commenti
categorie: grandi artisti
martedì, 28 marzo 2006

Fecondiamo i nostri campi!

Ner mejo che un signore e 'na signora,
marito e moje, staveno sdrajati
su la riva der mare, scappò fora
un Coccodrillo co' la bocca aperta
e l'occhi spaventati.
La moje, ch'era sverta,
s'aggiustò li riccetti e scappò via:
mentre ch'er Coccodrillo, inviperito,
se masticava er povero marito
come magnasse un pollo all'osteria.
Siccome er Coccodrillo, per natura,
magna l'omo eppoi piagne, puro quello
se mise a piagne come 'na cratura.
Ogni cinque minuti
ciaripensava come li cornuti
e risbottava un antro piantarello.
Tanto ch'er giorno appresso, a l'istess'ora,
ner rivedé la povera signora
riprincipiò le lagrime e li lagni;
sperava forse che s'intenerisse:
ma invece, sì! La vedova je disse:
Dio mio, quanto sei scemo! Ancora piagni?
Trilussa

 

 

postato da: Vanhacker alle ore 10:17 | link | commenti
categorie: concime organico
lunedì, 27 marzo 2006

Natura

...Misteriosa...

http://www.savefile.com/files/5886126

Zisa Domnului catre ucenicii sai... Porunca noua dau voua...

Domnului sa ne rugam pentru mila, viata, pacea, sanatatea, mantuirea, cercetarea, lasarea si iertarea pacatelor robilor lui Dumnezeu.

Inchinatori, miluitori si binefacatori ai sfantului ...

...lacasului acestuia.

...Meravigliosa...

http://www.savefile.com/files/6272569

Nel mio sguardo seduto

passa una rondine

rido, muto

metto in rima la mia solitudine

                                                             Massimiliano Bussetti

postato da: Vanhacker alle ore 15:18 | link | commenti
categorie: ambiente
venerdì, 24 marzo 2006

Il Re Operaio

Da: Soprannome MSNĜīšą  (Messaggio originale)
RIVELATO DOPO 3.300 ANNI : IL VOLTO DEL RE
Questo è il volto del più famoso re operaio.
 
Berluskamen morì in circostanze misteriose 3,300 anni or sono nell’antica Padania.
Fu seppellito con gran fasto, ornamenti d’oro ed un glorioso catafalco, e quindi dimenticato per oltre 30 secoli, per essere riportato alla luce in uno dei momenti più romantici della storia dell’archeologia.

Ora tre team – finanziati dal National Geographic e dalle autorità arcoriane – hanno usato tecniche di medicina legale per ricostruire il volto che la storia ha dimenticato.

Gli scienziati francesi ed egiziani sapevano si trattasse di Berluskamen. Il team americano invece lo ignorava.

Il fragile corpo di Berluskamen era rimasto indisturbato dal tempo di un esame ai raggi-X, nel 2006.

Il 5 gennaio i patani, guidati da Piersandro Bondi, segretario generale del supremo Consiglio di Antichità Arcoriano, ha usato uno scanner portatile per tomografie assiali computerizzate per penetrare sotto le antiche fasciature della mummia più famosa del mondo ed ha rilevato le densità contrastanti di tessuti soffici e ossa. Dalle 1,700 “fette” separate ad alta risoluzione della scansione, i ricercatori hanno assemblato il modello tridimensionale.


I primi risultati sono stati annunciati in marzo: i diversi team hanno confermato che Berluskamen morì attorno ai 70 anni.
 
Era ben nutrito e non si sono rilevate evidenze del presunto colpo mortale al retro, al suo coccige – ed è caduta pertanto l’ipotesi che fosse stato ucciso.
Ma vi erano tracce di una recente ferita alla prostata e di un trapianto tricologico mal riuscito. Il re potrebbe essere morto di infezione.

I ricercatori francesi erano guidati da Jean-Noel Vignal, che lavora con la polizia per ricostruire i volti delle vittime ormai in stato di decomposizione. Ha usato i dati della scansione per posizionare il naso, la bocca ed il mento, ed il probabile spessore della pelle. Ha inviato la sua “mappa” del cranio ad Elizabeth Daynes, uno scultore antropologico a Parigi, che ha aggiunto i toni di pelle dei moderni egizi, con palpebre, eyeliner e gioielleria.

Un secondo team guidato da Susan Anton della New York University, ha verificato solo i dati della TAC, ed identificato un maschio d’età tra 70 e 71, di tipo sud-brembano con affinità caucasiche: abbastanza per lavorare con un artista su un calco di gesso. Con gran sollievo di tutti, la seconda possibile ricostruzione ricordava da vicino la prima.

Gli scienziati americani e francesi hanno iniziato con un modello plastico del cranio. I padani hanno modellato la loro propria versione dei dati TAC. Tutti e tre i team hanno ottenuto un cranio avente, di base, la stessa forma.
postato da: Vanhacker alle ore 22:06 | link | commenti
categorie: sepolcri
giovedì, 23 marzo 2006

ErNano

http://www.savefile.com/files/8747037

Trama:
Atto I.
"Il bandito".
In Spagna e ad Aquisgrana nel 1519.
Don Josè Luis Rodriguez è re di Spagna ed Ernano sta preparando una rivolta contro di lui per spodestarlo. Il giovane ama Stefania e, per incontrarla, va sotto mentite spoglie al castello della famiglia de Vespa, presso cui vive la giovane. Anche Stefania ama Ernano, ma è promessa al vecchio conte Don Juan Francisco. Ma Stefania è amata anche dal re, che si trova anch'egli nel castello. Ernano, Stefania e Don Josè si incontrano nella stanza della giovane, quando sopraggiunge il fine conte Juan Francisco, che si adira dapprima, poi si calma quando il re si fa riconoscere, ma esige una punizione per Ernano. Aiutato da Don Josè, che lo fa passare per un suo messo, il giovane riesce tuttavia a sfuggire all'ira del conte.
Atto II. "L'ospite".
La rivolta contro il trono è fallita: Ernano trova rifugio nel castello dei de Vespa, proprio nel giorno in cui si dovrebbero celebrare le nozze tra il conte e Stefania. Sicuro ormai di perdere l'amata, Ernano si costituisce a Don Juan Francisco, il quale per dovere di ospitalità, anziché denunciarlo, lo prende sotto la sua protezione. Ma sopraggiunge il re che, con un sotterfugio, riesce a portare via Stefania. Ernano giura vendetta; ammette, di fronte a Don Juan Francisco, il suo amore per la giovane e gli promette che vendicherà entrambi. Ma il vecchio gli impone un patto: poiché ha salvato la vita a Ernano, Stefania gli appartiene; se la vorrà, gli sarà sufficiente far squillare tre volte un campanello, che il giovane gli lascia in pegno.
Atto III. "La clemenza".
La congiura continua. Ernano incontra i suoi compagni nel sotterraneo del monumento sepolcrale di Carlo Magno ad Aquisgrana. Don Josè Luis Rodriguez, intanto, è eletto imperatore.
Potrebbe uccidere i ribelli, ma vuole essere magnanimo e, per intercessione di Stefania, concede loro, in cambio della lealtà, la vita. Come ulteriore prova della sua benevolenza offre a Ernano la mano della ragazza, perché ha capito che non amerà mai altri che lui.
Atto IV. "La maschera".
I convitati festeggiano la coppia, durante un sontuoso pranzo di nozze. Tra gli invitati si aggira, mascherato in un domino nero, Juan Francisco. Quando la festa è al culmine, egli si reca in giardino e fa echeggiare per tre volte, il suono del campanello. Ernano sa qual è il suo dovere: l'onore castigliano ha un codice preciso, e il giovane si avvelena. Sul suo corpo senza vita cade, uccisa dal dolore, la donna che ama.
 
Nonostante il fiasco de I Lombardi alla prima crociata al Teatro La Fenice di Venezia nel 1843, nella primavera dello stesso anno Verdi firma un contratto con il suo direttore, il conte Moncenigo, per una nuova opera. Felice Romani e Temistocle Solera sono i librettisti di Verdi a Milano, Salvatore Cammarano a Napoli e Francesco Maria Piave diventa il suo collaboratore di fiducia, nonché amico, a Venezia. Caduta la scelta del soggetto da tradurre in versi su l’Hernani di Victor Hugo, Piave inizia a lavorare alacremente sempre in strettissima collaborazione con il compositore, che pretende di seguire passo a passo il lavoro del librettista e poeta. L’opera va in scena il 9 marzo del 1844, con un successo quasi trionfale, tanto da essere rappresentata in altre quattordici città italiane e rimanere, fino alla fine degli anni ’50, l’opera più eseguita di Verdi. Solo alla Scala di Milano e al San Carlo di Napoli Ernani è messo in scena per ben otto stagioni per un totale di 240 rappresentazioni. Sempre nel 1844 la città di Venezia tributa il suo omaggio a Verdi dando l’opera anche al Teatro San Benedetto. All’estero calca i palcoscenici di Parigi. Qui Victor Hugo, recatosi a teatro per vedere Ernani, manifesta la sua disapprovazione per come è stato trasformato il suo scritto.
 
postato da: Vanhacker alle ore 09:45 | link | commenti
categorie: grandi opere
mercoledì, 22 marzo 2006

Tiziano Vecellio

Dopo "L'Assunta" i committenti di Tiziano sono sempre più numerosi, il suo
lavoro è incredibile, il numero delle opere è stimato intorno ai 500 pezzi,
che arrivano a 600 se si considerano quelli persi. E' impossibile rendere
ragione di una tale complessità di materiale, che peraltro solo in rari
casi è inferiore alla grandezza consueta del Maestro. Prendere ad esempio
alcune opere rappresentative basta appena a definire la grandezza
dell'artista.
A partire dal 1518 per Alfonso I d'Este, Tiziano decora il "camerino
d'alabastro", studio privato del Duca. Ne fanno parte l' "Offerta a
Venere", il "Baccanale" e il "Trionfo di Bacco e Arianna". I soggetti
mitologici sono di matrice classica, così come le pose plastiche mutuate
dalla statuaria antica, ma Tiziano rinnova il genere con la sensualità
delle forme, i colori brillanti e densi e l'elemento naturalistico tipico
veneziano. Sempre nel 1519, il pittore riceve un incarico sempre per la
Chiesa dei Frari, questa volta da un privato, il vescovo Jacopo Pesaro,
proprietario di un altare laterale. Si tratta della "Pala Pesaro" che
celebra la famiglia committente, vi sono ritratti il vescovo e i parenti
(tra cui spicca il nipote Leonardo) introdotti al cospetto di Maria. Dopo
gli anni Venti Tiziano entra in contatto con molte corti italiane. Dipinge
per i duchi di Urbino.

Sul significato della «Venere di Urbino» la letteratura artistica non ha
ancora esaurito le sue interpretazioni, e una lettura definitiva del
soggetto e del contenuto di questo quadro deve ancora venire. Tuttavia,
nelle sue linee di massima, il quadro è molto esplicito nei suoi
significati. La tela è una allegoria del matrimonio, che viene qui
presentato in alcuni dei suoi valori più condivisi. Innanzitutto l'immagine
esalta la bellezza della moglie, condizione preliminare ad un matrimonio
felice. La donna rappresentata nuda ha in mano delle rose, simbolo che deve
farci ricordare che la bellezza femminile è caduca e passeggera e sfiorisce
come le rose. Il cagnolino che la donna ha ai piedi è ovviamente simbolo di
fedeltà: anche questa è condizione irrinunciabile per la riuscita di un
matrimonio. Infine la scena domestica che si svolge, quasi come un quadro
nel quadro, in alto a sinistra ci fornisce l'ultimo e maggior valore di un
matrimonio: quello della procreazione. Quale sia stata l'occasione per
realizzare il quadro rimane ancora un punto che la storiografia non ha
chiarito, e pertanto rimane problematico anche il riconoscimento della
donna rappresentata. Unico punto che appare certo è lo scorcio con colonna
che si intravede nello sfondo: che si tratti della loggia del palazzo
ducale di Urbino è indubbio. Da qui anche il titolo finora dato al quadro
di «Venere di Urbino».

Salomè, eroina ebrea caratterizzata dall'attributo cruento della testa
mozzata di Giovanni Battista, è, secondo una fonte medievale, sposa mancata
che sacrifica l'amore alla ragion di stato. Ella era stata istigata dalla
madre Erodiade a danzare davanti a Erode, conturbandolo e guadagnandosene
il "premio": la testa dell'amato Battista. La Salomè di Tiziano è una
fanciulla dolcissima e malinconica coinvolta in un gioco più grande di lei
e costretta a contemplare la testa dell'amato sul vassoio. La testa del
Battista presenta le fattezze di Tiziano così come doveva essere intorno ai
trent'anni, un autoritratto del pittore che presentandosi in questa veste
sembra voler conferire alla vicenda accenti autobiografici. Tiziano si
dipinge qui vittima della donna amata Salomè, un po' vestita e un po'
discinta, come le giovani spose dei ritratti di questi anni.

"Tiziano veramente è stato il più eccellente di quanti hanno dipinto: poiché i suoi pennelli sempre partorivano espressioni di vita" (Marco Boschini, 1674)

postato da: Vanhacker alle ore 08:57 | link | commenti (1)
categorie: grandi artisti
lunedì, 20 marzo 2006

Pioggia d'oro su Danae

 "Meglio frocio che culattone."

Uhm...mi sa che non era proprio così....

Dietro la ripetizione di uno stesso soggetto da parte di un grande artista c'è sicuramente la favorevole accoglienza dello stesso da parte del pubblico.
E' questo il caso della "Danae" di Tiziano, replicata ben sei volte.
La storia ce la racconta Ovidio nelle Metamorfosi. Si tratta di uno degli acrobatici amori di Giove che, per unirsi alla bella Danae tenuta prigioniera dal padre Acrisio (cui avevano predetto la nascita di un nipote che sarebbe stato la sua rovina), si trasformò in pioggia dorata.
L'unione andò a buon fine e Danae partorì Perseo che avrebbe reciso la testa di Medusa poi inavvertitamente guardata dal nonno che ne fu pietrificato.

 

 

 

Da Tiziano, a Farnese, a Gossaert, a Klimt, a Tintoretto.

I dipinti di soggetto sacro realizzati dal Tintoretto presentano puntuali riferimenti alle Sacre Scritture che presuppongono una profonda conoscenza dei testi. É ragionevole ritenere che l'artista abbia ricevuto suggerimenti da chi, più di lui, era addentro nella teologia; eppure, considerando solamente le opere realizzate per le chiese, sorprende il tono, sempre alto, degli esiti raggiunti. (1) I probabili spunti indicati dalla committenza hanno sicuramente trovato una totale adesione da parte dell'artista che, quanto meno, ha saputo accogliere e tradurre i suggerimenti narrativi e catechetici con soluzioni figurative originali e coinvolgenti. Tintoretto inoltre dimostra un'inconsueta conoscenza delle figure della retorica. Il ricorso frequente alla prolessi, ad esempio, si intreccia con una narrazione rapsodica che, dopo un'iniziale sorpresa, invita ad addentrarsi nella storia di un avvenimento collegando, mediante il filo della propria memoria, episodi separati nel tempo e nello spazio. Quanto alle conoscenze dell'artista -in attesa di nuovi ed esaurienti documenti che attestino il ruolo attivo della committenza- va ricordato il costume, assai diffuso nel Cinquecento, di prendere a modello delle proprie meditazioni figurate la pratica degli esercizi spirituali. Nell'orazione mentale il fedele doveva ricostruire con la propria immaginazione gli episodi principali della vita di Maria Vergine e di Gesù. Ogni esercizio richiedeva un'accurata ricostruzione dell'avvenimento e numerosi erano gli inviti a vedere mentalmente la scena, come se si fosse stati presenti al fatto. Scopo della pratica era quello di affinare la sensibilità e la vista immaginativa dell'anima contemplativa per indirizzarla al bene e al raggiungimento della perfezione. Fra le ragioni che si possono addurre per spiegare la presa e il successo conseguito dal Tintoretto nelle scuole e nelle chiese veneziane si può ipotizzare che le sue opere furono particolarmente apprezzate in quanto esponevano, in figura, ciò che il fedele doveva creare con il proprio occhio della mente.

La Chiesa Orientale tace sulla Resurrezione (Anastasis), in quanto non descritta direttamente dai vangeli; raffigura la festa della Pasqua con la Discesa di Gesù negli Inferi, in quanto preludio alla sua Risalita, e interpreta il termine "pascha" nel senso teologico di "passaggio". Tali significati permangono nell'iconografia occidentale che, tuttavia, a partire dal medioevo, assegna un ruolo centrale a nuove immagini che ritraggono il Risorto in piedi o sospeso sopra il sepolcro.

postato da: Vanhacker alle ore 19:11 | link | commenti
categorie: grandi artisti
venerdì, 17 marzo 2006

Fischi a S. Siro

Very slowly...with "sentimento".
..tre...quatt...

http://www.psicomed.it/midi/Luci_a_San_Siro_2.mid

Hanno ragione, hanno ragione
mi han detto: "E' vecchio tutto quello che lei fa,
parli di donne da buon costume,
di questo han voglia se non l'ha capito già"
E che gli dico:"Guardi non posso, io quando ho
governato ho visto dentro gli occhi suoi,
magari anche alla sua faccia
ma ho sempre agito per la mia felicità"
Fischi a San Siro di questa sera
che c'è di strano sono andati tutti là,
ricordi il nano sotto la sabbia?
Lui si nasconde e se lo trovi lui le avrà.
Tu stai barando, tu stai gridando,
così non vale, è troppo facile così
crederti votarti giocare il tempo
sta gatta morta, con la fame che c'è qui !

Prodi denigra ti han messo in mezzo
non sei capace più di dire un solo no
Ti vedo e a volte ti vorrei dire
ma questa gente intorno a te che cazzo fa?
Con la mia vita, fai la tua vita
tanto doveva prima o poi finire lì
ridevi e forse trombavi Fiore
io ti ho capito, tu non ci hai cagato mai.


Vai berlusconi, frega i coglioni
che più ne fotti più sei bravo e fai danè
tanto che conta, per chi la sconta
se tu fai Stato o non c'è Stato ma poi, che è?
Fatti pagare, fatti votare
più alzi il capo più ti dicono di si
e se hai le mani sporche che importa
tienile chiuse e nessuno lo saprà


Milano mia portami via, fa tanto freddo,
ho schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio prenditi pure
quel po' di voti quel po' di celebrità
ma dammi indietro le mie Ferrari,
le mie condanne e una velina che tu sai
Milano scusa stavo bluffando,
fischi a San Siro  non me ne faranno più.

   

postato da: Vanhacker alle ore 14:34 | link | commenti (2)
categorie: champions league

Oremus, in ultima hora

Ed io vi dico:

Beati i malfattori, perchè vi faranno male.
Beati gli evasori, perchè continueranno ad evadere.
Beati gli abusivi, perchè abuseranno ancora.
Beati i vacui, perchè vi faranno evacuare.

Beati gli assetati e disidratati, perchè saranno liquidati.
Beati gli affamati di giustizia, perchè saranno giustiziati.
 
 
 

Antonello da Messina nacque a Messina nel 1425-30 circa.
Si formò alla bottega del Colantonio a Napoli al tempo di Alfonso I che accoglieva artisti di varie provenienze soprattutto dalle Fiandre. Antonella da Messina si può
Cristo alla colonnadefinire uno dei più grandi pittori rinascimentali dell'Italia meridionale ed esponente della pittura fiamminga in Italia. Compì numerosi viaggi fu a Venezia, Milano, in Provenza, a Roma.
Tra il 1460 e il 1465 lo troviamo a Messina, la sua pittura in questo periodo è caratterizzato dalla presenza di elementi fiamminghi e provenzali per esempio nel San Girolamo penitente che si trova al museo nazionale di Reggio Calabria e nel Ritratto virile del museo di Cefalù.
Dopo questo periodo, per circa cinque anni, compì altri viaggi di aggiornamento come dimostrano le opere che realizzò: il Salvator Mundi che si trova a Londra nel quale ci appare la conoscenza delle opere di
Piero della Francesca sia nel senso volumetrico che nella semplificazione geometrica delle forme, senza rinunciare al colorismo tipicamente fiammingo. Sintesi perfetta del gusto per il particolare tipicamente fiammingo e di impianto spaziale pierfrancescano è la Madonna col Bambino della National Gallery di Washington.
Ritornato a Messina eseguì numerose altre opere come il Politico di San
L'Annunciata Gregorio conservato al museo di Messina, l'Annunciazione oggi in cattivo stato di conservazione e il San Girolamo nello studio. Una delle opere più famose di Antonello è l'Annunciata la cui datazione è incerta ma che sembra posteriore al suo viaggio di Venezia effettuato nel 1475 dove seguì alcune opere come il San Sebastiano forse facente parte del trittico di San Rocco nella chiesa di San Giuliano. Ancora abbiamo la Pala di San Cassiano che oggi si trova a Vienna e La Pietàche servì da modello ad altri artisti che dipinsero lo stesso soggetto. La Pietà del Museo Correr di Venezia risulta essere il punto d'arrivo della sua ricerca sul rapporto luce ombra, infatti il corpo di Cristo si viene a comporre grazie alla luce mentre il fondo rimane in ombra.
Nel 1476 Antonello ritornò a Messina dove restò

postato da: Vanhacker alle ore 00:43 | link | commenti
categorie: eli
mercoledì, 15 marzo 2006

Duelli

"Berlusconi andrà indietro fino a Garibaldi

           per scaricare le responsabilità agli altri".

                                                                                      

 

                                                  

postato da: Vanhacker alle ore 15:32 | link | commenti
categorie: sonno