SatirArte

La Satira dell'Arte

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L'unica cosa che non va, nella razza umana, è la maledetta razza umana. Mark Twain

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lunedì, 12 maggio 2008

Vite di Vetro




Una...due....tre.....diciotto....trentanove...cento....

L'immagine iniziale affascina e accattiva poichè mi riporta all'inizio di un altro romanzo di uno degli autori a me più cari, Paulo Coelho.
Precaria in eterno del difficile e forse  da un certo punto inutile mestiere di vivere, non so come non so dove non so perchè, Margherita decide
per la svolta ecologica e si lascia andare al suo ruolo evoluzionisticamente prefissato nella catena alimentare. Sceglie di spegnere l'interruttore con un click.

Non so come non so dove non so perchè, l'ultimo lavoro di Rita Pani, "Vite di vetro", richiama in me l'immagine di una croce di S. Andrea.
Due rette, una discendente, l'altra ascendente. Due donne diverse, due vite non parallele, che s'incontrano in un punto, quello della realizzazione o meno dell'essere donna per entrambe: l'irrealizzabile maternità per Margherita, la scoperta del trasporto della vita nel proprio grembo per l'altra, il nome della quale, scelto dall'autrice, sembrerebbe tutto un programma: Vittoria.
Sembrerebbe, ma mai sensazione fu più sbagliata. Le due facce della stessa medaglia, a quel punto, cominciano a separarsi di nuovo, seguendo direzioni opposte rispetto a quelle di partenza: di qui l'immagine mnemonica della croce, di una forbice tagliente, di qui la sua proprietà nella fattispecie in questione, I suppose.

Il romanzo fluisce godibile, come nelle capacità innate della scrittrice, neorealista, nata e cresciuta in uno dei numerosi deretani ( per assegnazione non autoctona) d'Italia e come tale dotata della capacità di guardare nella fragile boccia di vetro dall'esterno, combattuta fra la voglia innata di essere dentro - come tutti - e l'intima soddisfazione, minata da un'atavica solitudine, della coscienza di non poter mai essere in grado di entrare, per bisogno disperato di aria pulita - con un cinico sorriso -e nella coscienza della quotidiana lotta nel cercarla, laddove essa si fa più rarefatta. Costante e quasi spasmodica ricerca del minimo particolare, che rende visibile spunto di riflessione anche ciò che in apparenza può sembrare insignificante, nell'economia di un racconto scritto, e che eleva questo romanzo quasi al rango di dizionario del quotidiano spicciolo per immagini.

Inesorabilmente, le due storie vedono il loro epilogo nello stresso punto da dove sono iniziate, riflesse in uno specchio.

Alla fine osserviamo, in primo piano, le gambe nude, scalze, glabre, di due femmine, sospese nell' aere lattiginosa e incerta: una delle due sfida, testarda e finalmente risoluta, la forza di gravità; l'altra, sconfitta, la subisce definitivamente.


Gammarò Editori
http://www.ritapani.it/Vite.htm


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mercoledì, 30 aprile 2008

 

La parte femminile presente nell'uomo, o anima, e la parte maschile
della
donna, o animus, corrispondono alle parti inconsce che nella
psich
e rappresentano il sesso opposto.



Animu
s e anima sono considerati come elementi complementari, che ogni
indiv
iduo deve necessariamente coniugare in sé se vuole arrivare a
svilu
ppare una personalità integra.




Sostanzialmente, quando si suona uno strumento si utilizza la parte femminile.


Se la stess

a non fosse molto sviluppata si faticherebbe ad ottenere buoni
risul
tati.



..............................................................................................................



Johann Sebastian BACH
(
Eisenach 21.03.1685 - Lipsia 28.
08.1750)


Sonat
a n.1 BWV 1001 per violino solo

L'ini
zio della produzione cameristica di Bach coincide con il suo

trasferimento a Cothen, nel 1717, quando assunse l'incarico di direttore musicale di corte alle dipendenze dell'allora Principe Leopold di Anhalt-Cöthen (1694-1729). Fino ad allora la produzione di Bach si era concentrata sulle composizioni per organo e, soprattutto, le sulle cantate.



Grand
e appassionato di musica, oltre che dotato di una bella voce di basso, discreto violinista, gambista e clavicembalista, il Principe Leopold teneva in residenza un'orchestra da camera formata dai migliori musicisti della Germania.


Quest
a circostanza influenzò molto la produzione di Bach, che proprio qui diede alla luce alcuni tra i suoi più grandi capolavori, come i Concerti Brandeburghesi, varie sonate da camera, le Suites per violoncello solo e le Sonate e Partite per violino solo o, come appare dal frontespizio del suo manoscritto autografo, Sei solo a violino senza Basso accompagnato.



L'ide
a che abbiamo oggi sullo sviluppo della tecnica violinistica rappresentato dalle Sonate e Partite, non era sicuramente un particolare preso in considerazione all'epoca della loro composizione. L'attenzione di Bach era rivolta allo sviluppo del discorso polifonico applicato allo strumento, operazione peraltro già tentata con successo da violinisti del calibro di Franz Heinrich Ignaz von Biber (1644-1704) soprattutto con la sua Passacaglia per violino solo; Johann Paul von Westhoff  81656-1705) con le Sei Suites per violino solo del 1696; Johann Jakob Walther ( 1650 - 1717); Johann Georg Pisendel (1687-1755). Grandissimo virtuoso, quest'ultimo, che ebbe la fortuna e l'onore di conoscere e collaborare con Vivaldi, che gli dedicò alcune sonate e concerti.




Gli anni di Cothe
n rappresentarono per Bach un periodo molto particolare. Fin dal 1703, quando, all'età di diciotto anni, aveva incominciato la sua carriera professionale, Bach era stato identificato, sia come compositore che come esecutore, con la musica religiosa luterana che si esprimeva attraverso l'organo e il coro. A Cothen invece non compose altro che musica profana.



Il suo dator
e di lavoro era un calvinista, e perciò nella cappella di corte non si ascoltava musica, ma soltanto i salmi cantati dai fedeli.



Ma il Princ

ipe amava moltissimo la musica e affidò a Bach la direzione della sua orchestra privata di sedici elementi, perchè organizzasse esecuzioni di musica da camera e fornisse costantemente delle nuove partiture ai suoi musicisti.



Di conse

guenza la produzione bachiana del periodo di Cothen consiste quasi esclisivamente di lavori per orchestra, concerti per vari strumenti, partite, suites e sonate.



La music

a di Bach per violino solo, che risale al 1720 e comprende il gruppo delle tre Sonate e Partite rappresenta un esempio unico di possente complessità.



Nondi
meno essa appartiene a una ben definita tradizione, quella della scuola violinistica barocca tedesca, rappresentata da eminenti personalità di poco precedenti o contemporanee come Heinrich Ignaz von Biber e Johann Jakob Walther.



La fonda

mentale caratteristica di questa scuola sta nella preminenza assegnata alla polifonia e nell'uso di accordi costruiti su intervalli molto ampi, del tutto assenti nella musica violinistica dei compositori contemporanei italiani e francesi.



Phili
pp Spitta, il biografo di Bach, parla di Nikolaus Bruhns, un violinista tedesco dell'epoca, "che raggiunse una tale perfezione nell'uso delle corde doppie che sembrava ci fossero tre o quattro violini che suonavano contemporaneamente; poi a volte si sedeva con il violino di fronte all'organo e con i piedi aggiungeva una parte di pedale alle melodie che traeva dalle sue corde".



Spitt

a fa risalire questo stile esecutivo alla predilezione tedesca per la complessità e la ricchezza di effetti, in contrasto con la preferenza italiana per la melodia accompagnata in sottofondo; e ci ricorda anche che lo stesso Bach padroneggiava da esperto la tecnica degli strumenti ad arco.



Le tre Sonat

e per violino solo rivelano una struttura formale molto simile. Tutte impiegano i quattro movimenti (lento-veloce-lento-veloce) della sonata da chiesa.





Il secon

do movimento è sempre una fuga; il primo, secondo e quarto movimento sono sempre nella stessa tonalità e il terzo in una molto vicina. Il finale abbandona il contrappunto per una sola e brillante linea melodica in stile da concerto.



L'

Adagio introduttivo della Sonata n. 1 in sol minore è caratterizzato da uno stile particolarmente fantasioso e rapsodico, con colossali accordi a quattro voci che abbracciano due ottave, e volantine e abbellimenti pieni di estro.









Il terzo movimento è una tenera siciliana in si bemolle maggiore che sfrutta il lento ritmo ternario così spesso associato dai compositori del diciottesimo secolo a motivi pastorali e alla scena della natività.









Il finale preferisce un andamento lineare vivacissimo, in stile riccamente ornato, contenuto dentro una forma di danza in due sezioni.





postato da: Vanhacker alle ore 16:55 | link | commenti
categorie:
sabato, 12 aprile 2008

Comunicare - ultimo

Comunicare - ultimo

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Quanno, de notte, sparsero la voce
che un Fantasma girava sur castello,
tutta la folla corse e, ner vedello,
cascò in ginocchio co' le braccia in croce.
Ma un vecchio restò in piedi, e francamente
voleva dije che nun c'era gnente.

Poi ripensò: "Sarebbe una pazzia.
Io, senza dubbio, vede ch'è un lenzolo:
ma, più che di' la verità da solo,
preferisco sbajamme in compagnia.
Dunque è un Fantasma, senza discussione".

E pure lui se mise a pecorone.





giovedì, 10 aprile 2008

Comunicare XXX




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NOSFERATU - Il Risveglio

Nosferatu - Il Risveglio
..

Un incubo imperialista
su musiche di
Oberdan Fratini
http://oberdanfratini . freeservers . com


Parte seconda - Il Risveglio

Il mio Regno!
Il mio Regno per una goccia di sangue!
Il mio Regno per una goccia d’olio!
postato da: Vanhacker alle ore 01:00 | link | commenti (1)
categorie: usa , suicidio, nosferatu, strange animals, alla ricerca di
mercoledì, 09 aprile 2008

Comunicare XXIX

 


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martedì, 08 aprile 2008

Comunicare XXVIII

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lunedì, 07 aprile 2008

Comunicare XXVII

 

Quando il losco figuro di Arcore inizia a gridare ai brogli, significa che i suoi sondaggisti, quelli che fanno davvero i sondaggi e non quelle cazzate da propaganda, dicono che sta perdendo punti.

Se ora lo stesso figuro esige un decreto legge per ristampare le schede elettorali, è quasi certo che gli stessi sondaggisti abbiano detto che è in caduta libera.

Al plastificato poco importa che in tutto il mondo, gli italiani all’estero abbiano già votato, a lui poco importa che vengano spesi altri soldi, o che si rischi di arrivare alle elezioni senza il materiale ministeriale nei seggi. Lui vorrebbe delle schede elettorali inequivocabili, un solo sombolo – il suo – e un solo nome di candidato alla presidenza del consiglio – ancora il suo.

Oggi a Pontida (e giuro che non sto ridendo) 500 candidati della Lega al Parlamento italiano, hanno giurato fedeltà. A chi? Ecco la formula magica del giuramento:

"Oggi, sul sacro suolo di Pontida, di fronte alla sua millenaria abbazia e alla sua storia, qui, dove otto secoli or sono i nostri comuni si unirono in Lega e giurarono di combattere contro il potere straniero, noi, rappresentanti dei popoli padani, giuriamo: di difendere la libertà dei nostri Popoli Padani dal potere romano e ciò faremo giurare ai nostri figli".

Non è folklore, a me pare più un atto contro natura. Ma in fondo abbiamo già avuto calderoli ministro delle riforme, e padre del porcellum (la grande cagata) la legge con la quale ci accingiamo a votare, ma anche no, e più contro natura di questo…

Rita Pani (APOLIDE)









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Ultime da monnezzopoli




 

Abbandonata,

lasciata e dimenticata,

era solo ieri e mi stringevi,

lanciavi e spostavi qua e là…

Ora più non ti servo,

e che strano posto qui,

tanti colori e oggetti strani,

e con un odore acre e intenso..

Ti ricordi quando giocavamo,

inventavamo storie immaginarie,

e insieme ci divertivamo,

ora invece sono solo rifiuto.

E in questo grande cestino,

ai bordi di questa grande strada,

un senso di solitudine mi circonda,

e che svanisce al rumore di un clacson....

 

Federica Palomba

sabato, 05 aprile 2008

Comunicare XXVI

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